martedì 24 aprile 2018

Zinaida Serebrjakova, la gioia di vivere l'arte


Nella seconda metà del XIX secolo il grande Impero Russo stava attraversando gli ultimi passi lungo il viale del tramonto: il travaglio dell'era riformistica (voluta da Alessandro II), l'industrializzazione,lafame di terre el'impoverimento dei contadini, generò un continuo fermento rivoluzionario tenuto da artisti ed intellettuali come Lev Tolstoj.
Queste prime "agitazioni" che sarebbero poi culminate con la definitva e irrompente rivoluione d'Ottobre nel 1917, non intaccarono comunque le opere di Zinaida Sebrjakova (1884-1967),tra le prime artiste di gran livello nella Russia di quel periodo.
Con gli occhi di oggi, la sua è un'arte che subito rimane impressa, perilsuo stile vibrante, gioioso,realistico, senza tempo, industruttibile quasi, dove la luce e i corpi diventano messaggi di bellezza e amore.
Zinaida Serebrjakova (nata Lanceray) nacque in una provincia ucraina; figlia d'arte, ebbe un'educazione libera, completa e contrariamente al suo tempo,paritaia al genere maschile.
In vari articoli scritti sul blog, riguardanti artiste,intellettuali o pioniere,ho sempre cercato di sottolineare quanto l'accesso ad un'istruzione  universale e moderna, possa accrescere l'individualità, la realizzazione del proprio essere e della creatività di una donna. E la Serebrjakova fu una donna libera di dedicarsi alla pittura, su commissione o per puro diletto, di formarsi come professionista nelle migliori scuole o viaggiando tra Occidente ed Oriente.
Pur interessata ai vari -ismi artistici che con costanza si susseguivano in Europa, rimase fedele al gruppo dei Mir Iskusstva (1898-1905), un'associazione di artisti e letterati russi cosmopoliti che opponendosi ad ogni accademismo, rinnovarono l'arte aprendosi allo stile francese e delle grandi capitali europee,prendendovi a grandi mani spunti dall'art noueau al simbolismo.
Zinaida Serebrjakova pur aderendovi, si distinse comunque dal gruppo per la predilezione di temi popolari e l'armonia dei colori. La sua pittura monumentale e realista premeva sulla bellezza,la natura,i legami famigliari, con un'attenzione per le donne, i bambini e il lavoro.
Così i suoi quadri si riempivano di colazioni autunnali, immagini di vita rurale russa, il ballo, paesaggi, nature morte, tanti ritratti.
La pittrice non passò indenne alle traversie storiche: nel 1919 il marito morì di tifo, contratto nelle carceri bolsceviche e conseguentemente la sua tenuta fu razziata, durante l'occupazione nazista in Francia dovette rinunciare alla cittadinanza russa prendendo quella francese, oltre ad una lunga separazione da due dei suoi quattro figli, ma artisticamente, nonostante il susseguirsi di correnti più moderne e sperimentali, non abbandonò mai la bellezza e l'umanità che avevano caratterizzato quel periodo antecedente al tramonto degli zar.

"Al Tavolo da Toletta"

"Al Tavolo da Toletta" non è solo il capolavoro di Zinaida Serebrjakova ma anche il dipinto che simboleggia al meglio la sua arte e il modo di farla.
Realizzato nell'inverno del 1909 (fu esposto l'anno seguente alla mostra dei Mir Iskusstva), nella sua tenuta a Neskuchnoye, il quadro non è altro che un autoritratto allo specchio, gioioso, spontaneo, semplice. La pittrice si è rappresentata in uno dei momenti più intimi e riservati di una donna: quello mentre si pettina.
Con indosso una sottoveste bianca, la Serebrjakova con la mano destra tiene ben ferma la folta capigliatura per poi con quella sinistra pettinarne le estremità. I capelli bruni contrastano la bianchezza delle braccia e delle spalle, creando un effetto incredibilmente moderno e dinamico.
Sullo sfondo si notano una parte del letto e vari mobili di arredo ma sono gli oggetti sul tavolo a catturare l'attenzione dello spettatore: candele, profumi, una collana di perle, un cuscino con degli spilli, insomma tutti i vezzosi prodotti del corredo femminile che ogni donna tiene sulla propria toeletta. La donna accenna ad un vago sorriso mentre tutta la scena è pervasa dalla luminosità e dalla leggerezza dei colori che rasserenano e ci inducono ad indugiare ancora sul dipinto, sulla sua bellezza e l'insieme degli oggetti.
Pur essendo una composizione insolita, la Serebrjakova esprime una certa felicità, e soprattutto il talento di raffigurare un piccolo mondo a mo' di opera d'arte.

È domenica mattina nella sua tenuta di Neskuchnoye e l'artista raffigura l'ora della colazione: in "A Colazione" (1914), Zinaida Serebrjakova raffigura i suoi tre figli intenti a consumare il primo pasto della giornata. La tavola è apparecchiata in modo principesco che denota il benessere della famiglia e anche questa volta l'artista si sofferma sul cibo postovi sopra con grande cura.
Il pane rappresentava il prodotto primario della cucina russa; utilizzato per accompagnare le minestre e soprattutto per colazione.

"A Colazione"

In fondo alla tavola sono presenti, in un piattino, le frittelle chiamate syrniki, ripiene di tvorog (formaggio vaccino)¹, mentre le minestre o le zuppe comparivano sovente durante l'arco della giornata. Nel quadro viene enfatizzato il gioco di mani dei vari protagonisti: in quello dei due bambini, l'uno di fronte all'altro, che si servono per bere e per mangiare, in quelle sconosciute che servono la zuppa e nel gesto irriverente della bambina mentre guarda la madre/pittrice.
L'armonia dei colori, la colazione ricca, e gli sguardi dei due bambini apportano un effetto di tenerezza e un tono materno che rendono la Serebrjakova fra le più abili nella ritrattistica famigliare e simile alle atmosfere intime e dolci di Mary Cassatt.

"Sbiancando la Stoffa" è un'opera celebre in cui è riuscita ad unire la pittura monumentale alle tematiche popolari. È un omaggio alla terra, alla Russia, alla vita contadina e in particolare alle donne lavoratrici.
Contro una porzione di cielo velata da nuvole, si vedono quattro giovani donne impegnate nei campi a pulire le loro balle di stoffa. Le linee dei loro corpi sono morbide e toniche mentre l'orizzonte molto basso conferisce alle donne una figura imponente in cui il rito umile e ordinario delle contadine ne recupera un significato epico, avvalorato anche dalla profondità dei rossi, dei verdi e marroni.
Dipinto nel 1917, questo fu l'ultimo lavoro prima degli orrori della rivoluzione russa.

"Sbiancando la Stoffa"

"Castello di Carte"  (1919) è il lavoro più mesto della pittrice russa, la quale rappresenta, attraverso un gioco in cui sono coinvolti i suoi quattro figli, l'anno più orribile della sua vita.
Può un semplice gioco mostrare o simboleggiare un momento di inquieta,  profonda tragicità? Far trapelare una traccia della sofferenza che si sta vivendo?
Nel 1919, in piena rivoluzione, Zinaida Serebrjakova vide la sua amata tenuta di Neskuchnoye saccheggiata e data alle fiamme. Riparò a Kharkov (sempre in Ucraina),ma la famiglia subì mesi e mesi di indigenza economica e penuria di cibo,in uno stato di intensa prostrazione emotiva.

"Castello di Carte"

Così l'artista, su uno sfondo scuro, raffigura i suoi piccoli costruire con pazienza ed attenzione, un castello fatto di carte. È vero che il quadro non ha la stessa piacevolezza, lo stesso evidente benessere rivelato in "At the Breakfast", ma il senso tragico dell'opera, il segno evidente che qualcosa da quel 1914 è cambiato,è nella presenza di quegli oggetti sul tavolo.
Un libro e una bambola abbandonati, una piantina di fiori appassati, simbolo di un passato, di un benessere che non esiste più: i volti dei ragazzi sono presi dall'ansietà e dalla cura di non far crollare il loro fragile castello di carta, che in questo istante è la loro vita.

"Sulla Spiaggia" (1927) è un'altra delle opere di quest'artista che mi ha colpito e rimandato alla memoria, forse solo per la grandezza delle figure, ai personaggi ritratti da Tamara de Lempicka.

"Sulla Spiaggia"

Due figure femminili sono raffigurate,in primissimo piano, prendere il sole sugli scogli,in una bella giornata d'estate. La Serebrjakova ne disegna anche una porzione di mare, le cui onde si infrangono sotto di loro. La prima donna (molto probabilmente la figlia), dorme placidamente: ha una bretella del costume un poco spostata oltre la spalla,immagine più che di sensualità, di spontaneità ed arrendevolezza al piacere del momento. La seconda di spalle sembra guardare la vastità d'acqua davanti a lei.
Il passato, con le sue tragicità appare ormai un ricordo lontano.


"Terrazza a Collioure"

"Terrazza a Collioure" è di qualche anno dopo (1930) e con questo la pittrice ha raffigurato uno dei suoi tanti viaggi in giro per il mondo.
Collioure è un comune francese,il cui panorama fiabesco, si trova incastonato come un gioiello tra i Pirenei Orientali e la splendida baia del Mediterraneo.
Nella prima metà del XX secolo, Collioure fu un importante centro di attività culturali e soprattutto artistiche: qui si insediarono artisti come Matisse, Picasso, Braque, colpiti dalla natura e dalla bellezza del paesaggio circostante.
Zinaida Serebrjakova in questo dipinto ci mostra la casa dove, forse, era andata a soggiornare, mostrandocela da un punto angolato.
Un tavolo con una pianta sopra, una sedia a cui è appena una borsa, una giovane donna intenta in qualche lavoro e questa volta non il mare ma una rigogliosa vegetazione come sfondo, col sole caldo del Mediterraneo che inonda la terrazza di luce e d'estate.


¹ Penso che i prodotti qui raffigurati siano questi. Sono accette nel caso chiarificazioni o smentite.



M.P.



mercoledì 11 aprile 2018

"Easter Parade" di Richard Yates


"Né l'una né l'altra delle sorelle Grimes avrebbe avuto una vita felice, e a pensarci si aveva sempre l'impressione che i guai fossero cominciati con il divorzio dei loro genitori."




La lettura di "Easter Parade" è stata la mia rivelazione in questi primi mesi del 2018. Ero uscita col pensiero di comprare un Malamud, poi, combattuta se prendere o meno un suo titolo dal prezzo un po' alto, sono stata consigliata verso Yates da quel talent-scout di libri che è mia sorella, spingendomi a provare questa sorta di "Ragione e Sentimento" dai risvolti però tetri.
E non poteva avere più ragione. È stata una lettura nuova, spiazzante ma che mi ha fatta trovare a mio agio e in affinità con la scrittura al tempo stesso, forse perché  non si può resistere al richiamo del suo stile così moderno e sfrondato.
Della vita di Richard Yates (1926-1992), della sua sfortunata infanzia, della sua vita disordinata tra alcool e irascibilità, della sua aspirazione ad essere uno degli scrittori più letti nella seconda metà del XX secolo, se ne può trovare molto, ma mai quanto nelle sue opere perché Yates si legge nei suoi romanzi.
Eppure questo autore che nella sua fama postuma, verso la fine del Novecento e i primi albori degli anni Duemila, aveva rinnovato l'immaginario letterario americano con un'alternanza straziante di sogni e disillusioni, disfatte avverate prima ancora delle premesse, in una prosa veloce ed asciutta, in vita si era immeritato il titolo di "il più grande scrittore sconosciuto d'America"; criticato e non molto amato se non per "Revolutionary Road" e "Easter Parade", offuscato dall'arrivo di una nuova, fresca ondata di generazione di scrittori.
"Easter Parade" pubblicato nel 1976, quindici anni dopo "Revolutionary Road", fu salutato all'epoca tra i migliori lavori, dove l'autore attraverso una lunga saga famigliare di due sorelle, descriveva la classe media che aveva percorso l'America tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento.


Le sorelle Sarah ed Emily Grimes di New York, figlie di genitori separati, un correttore di bozze e un'aspirante immobiliarista particolare quanto surreale chiamata da loro solamente col nome di Pookie, vivono l'infanzia tra traslochi, giochi, esperienze.
Sarah è bella, romantica e tradizionalista, mentre Emily riflessiva e indipendente; le due sorelle crescendo, mantengono un legame stretto e solidale e pur di diverse personalità, entrambe anelano all'amore, al successo, ad una vita diversa.
Nel 1941, una sontuosa sfilata pasquale segna inconsapevolmente per le Grimes gli ultimi giorni felici: Sarah sposa un vicino di casa somigliante in modo incredibile all'attore Laurence Oliver, Emily, studiosa, si dà alla carriera giornalistica. Ma il castello di sogni che hanno innalzato negli anni precedenti, si sgretola progressivamente. Sarah votata alla vita domestica, trova solamente violenza ed umiliazione, Emily (il personaggio dove si sposta gran parte del romanzo), dopo aver perso, senza ragione, la verginità, accumula continue relazioni sempre più degradanti.
Anche il loro rapporto si sfalda, determinando per quasi cinquant'anni incomunicabilità, incomprensioni, gelosie reciproche, fino ad arrivare, per ognuna di loro, ad una fatale fine.

Tra i fattori che mi hanno portato in sintonia con il nuovo autore, prima ancora delle vicende e delle tematiche affrontate, è stata innanzitutto la scrittura. Dialoghi secchi, prosa esile, una scorrevolezza il cui termine più appropriato sarebbe "ipnotica": non erano le pagine che velocemente voltavo ma la vita stessa che fuoriusciva dal libro. Essenziale, sincera, libera, forse la più bella in cui mi sono imbattuta dopo Fitzgerald ed Hemingway.
Yates sbatte in faccia al lettore la sua scrittura come il suo romanzo amaro, impietoso, avaro di sentimenti e speranze, biografico, incongruo a quel titolo rimandante ad un momento gioioso (se mai c'è stato) e comunque intangibile.
Da antiamericano Yates disprezzava la tendenza dei suoi connazionali per il lieto fine; nella sua visione l'inseguimento del sogno e della felicità è vano, lontano e indistinguibile e abbandonato quindi alla tragicità.
Sono presenti gli stessi pensieri cari a Fitzgerald, ma mentre quest'ultimo ci rende possibile almeno per un attimo vederlo, quasi sfiorarlo, adattandolo ad un testo poetico, per Richard Yates è solo un miraggio, in uno scritto senza romanticismi benché non priva di allegorie.

R. Yates

Si potrebbe, quindi, pensare ad un destino già prestabilito per le sorelle Grimes, ma per il mio piccolo parere, influisce nelle loro esistenze anche la volontà di ognuna che si spegne subito ad una piccolezza incontrata: come quando Sarah volendo scrivere un libro, lascia il suo intento nel momento in cui si accorge di dover effettuare qualche viaggio a proposito, o Emily che non sfrutta le sue doti per sfondare nel campo giornalistico perché si abbandona più ai sensi.
E in questi casi non c'è niente di meglio da fare che bere un drink, che non è poi tanto lontano da un nuovo guaio.
Così, in questo guazzabuglio di destino e libero arbitrio, lo scrittore americano vi mostra un'altra componente che pesa nei nostri eventi drammatici o meno: l'inspiegabilità della vita.

«Gioia, ne abbiamo parlato e riparlato centinaia di volte. È una di quelle vicende su cui non si potrà mai sapere con certezza la verità. La vita è piena di cose del genere.»

"Easter Parade" non è comunque unicamente un romanzo di fatti privati: velato nel suo interno c'è la storia sociale degli Stati Uniti d'America, lungo gran parte del Novecento, verso quella perdita dell'innocenza, quando il sogno di un posto al solo s'era ormai infranto ed era più difficile abdicare a qui valori di giovinezza, libertà, intraprendenza.
Forse sono troppo a digiuno di Richard Yates per comprendere alcuni meccanismi più profondi, ma questa prima lettura mi ha dato il motivo di continuare ancora.



M.P.




Libro:

"Easter Parade", R. Yates, Minimun Fax