lunedì 19 marzo 2018

"Prima della Quiete" di Elena Gianini Belotti


"Guardati bene, aggiunse, da non fare ciò che ho detto e pensa che muoio per questo motivo. Sia la mia morte un esempio alle mie nipoti e ricorda loro, quando conosceranno il mondo, l'infelicissima Italia che muore per l'onore". [...] L'ultimo sussulto di rabbia prima della quiete.



Il venticinque giugno del 1886 Matilde Serao scrisse per il Corriere della Sera se non il suo intervento più conosciuto, quello più disperato ed accorato, "Come Muoiono le Maestre".
Rifacendosi alla recente, triste storia ed indegna fine di Italia Donati, maestra del comune di Porciano presso Pistoia, la Serao denunciava lo stato di profonda indigenza che durante il Regno d'Italia, le insegnanti erano costrette a subire: contributi pecuniari inferiori rispetto ai colleghi uomini, aule come porcili con precarie condizioni igieniche, scarso materiale didattico, soprusi da parte di sindaci, astio da parte dei contadini che vedevano perdere i figli come forza lavoro; le mastre morivano per l'eccessiva fatica, di fame, patendo il freddo o le malattie.
La Legge Coppino del 1877 promulgata sotto il governo Depretis, voleva diminuire l'analfabetismo nel nuovo ordine italiano crescendo cittadini utili al bisogno nazionale, portò quindi le cinque classi elementari gratuite con obbligo di frequenza per le prime tre; in ogni pur piccola frazione doveva essere presente una scuola. Ma di fatto l'istruzione rimaneva affare dei comuni¹, con tutte le problematiche connesse che la stessa Serao aveva smascherato nell'articolo citato.
L'insegnamento da parte di giovani donne rappresentava, dopo il 1861, un tiepido passo verso il riconoscimento dell'indipendenza femminile, ma dalla grammatica alla pratica ci si scontrava con incresciose situazioni, come quella accaduta all'infelice Italia Donati, uno dei primi fatti di cronaca che sconvolsero l'opinione pubblica di gente comune, intellettuali e giornalisti.
Il caso dell'infelice maestra della provincia di Pistoia, suicidatasi per rivendicare la propria innocenza a causa di calunnie e maldicenze gravissime, fu ripreso centodiciassette anni dopo dalla scrittrice e pedagogista montessoriana Elena Gianini Belotti, già autrice del libro cult degli anni Settanta "Dalla Parte delle Bambine" (1973).
Da sempre impegnata per la parità di genere e per un'esistenza femminile vissuta nella sua completa dignità e valore, l'autrice attraverso questo spunto narra una storia di sessismo, ignoranza e miseria morale.
Pubblicato nel 2003 sotto il titolo di "Prima della Quiete" (l'anno dopo ricevette il Premio Grinzane Cavour), il romanzo della Belotti si apre come una ricostruzione-indagine sul dramma accaduto a venticinque anni dall'unificazione italiana, supportandolo da uno stile delicato e penetrante, cercando di avvicinarsi alle emozioni, sentimenti, alle voci del tempo che fu.


Alla fine del XIX secolo il Cintolese, piccola e oscura frazione del comune di Munsummano Terme, era poco più di una palude dove la gente del luogo, per lo più uomini e donne dalle condizioni economiche più miserevoli, sopravviveva alla povertà pescando, raccogliendo erbe palustri da usare come foraggio o per creare spazzole, scope o coperture per materassi.
In questa comunità umile e incolta era nata nel 1863 Italia Donati.
Figlia di un granataio (fabbricante di scope), cresciuta in una famiglia troppo numerosa per soddisfare la fame di ognuno, Italia Donati si era elevata, intelligente e curiosa, dalla massa gretta, conseguendo con duri sforzi la licenza di maestra comunale.
Nel 1883 era stata assunta dal comune di Porciano, a dieci chilometri dal Cintolese, dove come dipendente, era stata costretta a subire gli approcci molesti da parte del sindaco Raffaello Torrigiani, grande proprietario terriero dalla condotta amorale, forzata inoltre a porre il suo domicilio, pena il licenziamento, proprio nella villa del Torrigiani, sola e lontana dai suoi parenti.
In realtà Italia non fu presa a benvolere nemmeno dal paese che la disprezzava per la sua bellezza, l'intelligenza, l'emancipazione, per i suoi metodi di insegnamento così moderni e liberi che privavano, con disappunto dei genitori, i bambini alle giornate da lavorare ai campi.
Nel 1884 un anonimo la denunciò per aborto illegale sotto la complicità del sindaco. Quest'ultimo si dimise ma per Italia iniziò un linciaggio verbale costituito da insulti e calunnie corali che si espanse presto in tutta la zona, così grave da portarla in un gorgo di paura ed emarginazione di cui non riuscì più a risollevarsi.
A nulla valsero le sue proteste d'innocenza, il disperato, ultimo tentativo di sottoporsi, lei timida e riservata, con coraggio ad una visita ginecologica che dimostrasse la sua illibatezza. Neanche questo venne accolto.
Italia era stata educata nel valore dell'onore, della reputazione e sapeva come questa rappresentasse per una donna povera l'unica ricchezza. Sempre più sola e rifiutata, la notte tra il trenta maggio e il primo giugno del 1886, fermate le sottane con due spille da balia, "le riusciva intollerabile immaginare che l'acqua le sollevasse le gonne e quelli che l'avrebbero trovata con le gambe scoperte [...] avessero motivo di ridere di lei", si lasciò affogare presso il fiume Rimaggio.

"Il prezzo dell'onore è la morte e solo a quel prezzo viene restituito".

La visita medica eseguita sul suo corpo ne confermerà la verginità.

Quel che è riuscita a creare la Belotti è un testo di una profondità disarmante che meriterebbe l'onore di essere letto nei gruppi di lettura, nelle scuole, nei circoli letterari, al Parlamento, ovunque ci sia un raduno di uomini e donne; per il suo messaggio universale.
La sua penna sensibile ed attenta ha rievocato con maestria l'accaduto, come quell'Italia così lontana dalla sua proclamata unificazione, affossata dal pregiudizio, dal servilismo, dagli usi e costumi di un popolo ignorante e illimitato.
Proprio per questo l'autrice pone tanta attenzione sul potere dell'istruzione, di una educazione che eleva dalle masse, che si scontra con forza netta contro ogni pensiero chiuso o mollo.
È un libro che omaggia la cultura, l'insegnamento e il loro ampio respiro.

E. G. Belotti

Mi sono commossa nella lettura di alcune pagine, come nella scena in cui Italia prova a nascondere le sue belle curve con delle fasce dagli sguardi furtivi, annientando in questo modo la sua femminilità, e ho provato rabbia quando al consiglio comunale (dove si doveva decidere la sentenza di assoluzione o meno della maestra), la seduta risulta solo una messinscena per mettere in atto vendette, rispolverare rancori passati e rimarcare l'appartenenza ad una società patriarcale.
Ma la vicenda di Italia Donati non è da considerarsi un episodio lontano dal nostro vivere quotidiano; purtroppo è una storia ancora senza fine. Questa ci rammenta quanto le donne siano oggi costrette a subire soprusi, molestie, maldicenze e atti anche peggiori, quanto queste debbano nella loro vita giustificarsi, perdonare, lottare per conquistare, conquistarsi un'identità e la libertà del proprio corpo e della propria mente e quanto nessuna società esistente sia pronta a discolpare gli inciampi di una donna.
Da qui parte la denuncia della Belotti nelle ultime righe del romanzo: laddove è vero e sacrosanto richiamare alla memoria tutte le vittime di fascismi o razzismi, è altrettanto giusto che lo stesso onore debba essere riconosciuto alle "martiri del sessismo" e il loro diritto di essere ricordate per le future generazioni di uomini e donne, affinché tutto questo non accada più.

Ultimamente va molto di moda scrivere belle biografie sui personaggi femminili che sono riusciti a rendere le loro esistenze speciali e affascinanti, ma questo non sarebbe avvenuto, mai, se non ci fossero state così tante giovani donne a cadere sul campo dell'emancipazione.

Ho in mente l'unico ritratto di Italia, che emana gentilezza e ritrosia, sensibilità e timidezza. Indossa una camicetta ornata di un volant, al collo un cammeo appeso a una catenina, i folti capelli acconciati alla moda del tempo. La sua era una famiglia contadina analfabeta - solo il fratello sapeva leggere e scrivere - ma lei era riuscita a trasmigrare alla sia pur modesta condizione di insegnante. E benché l'attaccamento alle sue radici e ai suoi affetti fosse rimasto inalterato, altri orizzonti s'erano spalancati ai suoi occhi, altre curiosità, altri desideri avevano acceso la sua mente e infiammato i suoi pensieri. Così la vedo rizzarsi accanto a me e contemplare estatica il sole che affonda dietro i monti pisani e l'acqua degli stagni che si tinge di lilla e di viola.


M.P.



¹ Solamente nel 1911 con la Legge Daneo-Credaro (sotto il governo Giolitti) la scuola italiana passava come servizio statale.





Libro:

"Prima della Quiete", E. G. Belotti, Bur Rizzoli


2 commenti:

  1. Ciao Michela,
    ho trovato questo link nel blog dell'amica Innassia e subito il nome dell'autrice del libro mi ha riportato ai miei primi anni di insegnante di scuola dell'infanzia( dalla parte delle bambine è stato un testo fondamentale negli anni 70). La storia straziante della maestra Italia non la conoscevo, benché si sia drammaticamente svolta a pochi km da qui( scrivo da Pisa) . Quando si studia la storia delle istituzioni educative, la Legge Coppino e gli altri dati legislativi ci appaiono poco più di aride e fredde citazioni, non si pensa certo alla dolorosa realtà che emerge dalla narrazione della vicenda narrata in tutto il suo sconcertante realismo che parla di dignità, di onore, di diritti ...tutti aspetti che la nostra società rischia di dimenticare e stravolgere.
    Marilena

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    1. Grazie per la visita e per la tu preziosa riflessione. Purtroppo quello che abbiamo costruito non è ancora abbastanza.

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