venerdì 2 marzo 2018

"Il Mandarino Meraviglioso" di Asli Erdoğan


Mezzanotte, città vecchia di Ginevra: vie lastricate, statue, fontane, luci di lampioni dal vetro giallo bianco, negozi dalle vetrine illuminate, gallerie... Vecchie cartine, francobolli, libri stampati nell'ultimo secolo, candelabri, lampadari, pianoforti, macchine da scrivere, grammofoni, soprammobili, scatole cinesi, statuette africane, maschere veneziane, Madre Maria e suo figlio in croce, lampade giapponesi, scrittoi, servizi da tè in porcellana, posaceneri d'argento, Buddha obesi, elefanti di cristallo, stoffe indiane...
Fra mille e un genere di oggetti capaci di accarezzare la forza dell'immaginazione, neanche uno solo mi ricorda Istanbul, la mia infanzia e la mia indubbiamente triste, sterile e sprecata gioventù. La sola e unica cosa che ritrovo qui, sui marciapiedi, sono gli ippocastani...




La presenza di Asli Erdoğan a Roma nella passata edizione di Più Libri Più Liberi, ha scoperchiato ulteriormente il vaso di Pandora sul dramma che tanti giornalisti, scrittori, attivisti, dissidenti vivono tutt'oggi: sparizioni, torture, processi, a volte omicidi, verità storiche negate e pressioni sulla libertà di stampa o pensiero. Tragiche realtà impossibili da concepire nel nostro tempo e in nazioni che godono di scambi commerciali e diplomatici, come l'Egitto (per quanto ancora dovremmo aspettare finché sia fatta verità e giustizia per Giulio Regeni?) o beneficiano nel sentirsi europee, come la Turchia.
Non conosco la Turchia, non ci sono mai stata, ma per sentito dire, so di quei bellissimi tramonti che appaiono nel crepuscolo sul Bosforo; gli stessi malinconici e perduti tramonti di cui parla la scrittrice.
Asli Erdoğan ha un curriculum da poter far invidia a qualunque scrittore odierno: nata ad Istanbul nel 1967, ha lasciato la fisica (è stata fra le prime cittadine turche a lavorare al CERN di Ginevra), per approdare in quella lotta e passione che è la scrittura.
Inserita nella classifica dei cinquanta "autori del futuro" da una rivista francese, ha ricevuto riconoscimenti e i suoi libri sono tradotti in varie lingue; è stata attivista per i diritti umani e quest'anno ha vinto il Premio Simone de Beauvoir (per i diritti sulla libertà delle donne).
Un'affermazione nel campo letterario graduale e meritata ma resa dolorosa ed inumana dalla lunga prigionia avvenuta nel 2016, dopo il finto golpe in Turchia, con la formale accusa di terrorismo; effettivamente per protesta al regime assoluto di Erdoğan.
Questa scrittrice è diventata così, un po' la portavoce di quel gruppo di esuli a cui non è stata spezzata ancora la voce; visionari folli assetati di libertà e cultura.
"Il Mandarino Meraviglioso" pubblicato nel 1996, è il primo scritto della Erdoğan che la pose subito all'attenzione del panorama letterario turco. Dopo aver fatto fortuna in Europa, è arrivato in Italia nel 2014 presso l'editore Keller; oggi è certamente il suo testo più celebre e rappresentativo.
"Il Mandarino Meraviglioso" è una novella notturna, e come tale può essere solo poetica, immaginifica, frammentata in piccoli testi, dialoghi, pensieri e racconto.
Della protagonista, la voce narrante, si estende principalmente una storia di solitudine, senso di perdita e spaesamento in una Ginevra oscura e fuorviante.
Il titolo prende il nome da un balletto dell'ungherese Béla Bartók (1881-1945), ispirata ad una antica leggenda cinese.


Una giovane donna turca, immigrata, bionda, vaga per le strade meno usuali della capitale svizzera. Ha un occhio bendato, perso per un motivo mai precisato come non è menzionato nemmeno il perché del suo esilio. Ci accompagna nel suo mondo esclusivamente notturno, dove solo nelle strade poco illuminate e ambigue, nei lungofiume, nelle bettole e nelle vie dove si mescolano comunità multietniche, trova un poco di conforto nel nascondersi dalla conformità di una città che sente minacciosamente straniera.
Nel suo peregrinare fisico e mentale ci appaiono fosche immagini dal suo passato, della sua infanzia e gioventù repressa, la negazione della femminilità e del desiderio sessuale in una Istanbul prima odiata e infine vagheggiata:

Il proprio Paese, una volta intollerabile, si è trasformato adesso in un paradiso dei sogni perduto, ma ormai, ai sogni non crede più.

Lo stesso occhio perduto diventa il centro di infinite diramazioni metaforiche: della malattia e del dolore fisico, di una visione più lungimirante e sensibile rispetto al mondo circostante (non per questo si farà chiamare la Cassandra da un occhio solo), di un vuoto interiore e il simbolo feroce dell'esilio eterno. Accanto a ciò, la donna ci parla di Michelle, un personaggio da lei inventato e reputato il suo opposto binario, di cui non è mai riuscita a scrivere una storia e della sua relazione con Sergio, l'uomo amato e anch'esso perduto, che prende la parte principale del libro.
Conosciuto prima di perdere l'occhio, quest'amore viene vissuto nell'insensibilità di lui e nella durezza di lei. Proprio quando la donna comincia a vivere il periodo più rigoglioso della sua vita, Sergio scompare per sempre.
Fra i passaggi più belli c'è quello in cui la giovane turca, dopo aver passato la notte con Sergio, la mattina dopo racconta all'amato la storia di un vecchio e brutto mandarino che innamorato di una bellissima prostituta, riesce a passare la notte con lei. La bella è complice di una banda di ladri che intrufolatisi nella stanza, tentano di uccidere il mandarino; ogni colpo di spada o coltello non riesce a provocare nemmeno una piccola ferita sul suo corpo. A questo punto i ladri fuggono e la bella prostituta colpita dalla forza miracolosa del mandarino, si innamora perdutamente. Ma ogni tocco, pur carezzevole di lei, provoca delle ferite che si aprono sul corpo del vecchio, tanto che questo ne muore dissanguato.

"Starry Night" (1922-24), Edvard Munch

Devo scrivere, ad onor del vero, che nell'opera edita dalla Keller sono presenti in aggiunta un altro racconto ambientato ad Istanbul e una manciata di liberi pensieri distaccati dalla novella principale ma dal motivo conduttore armonico ad essa.
Ho preferito recensire unicamente la prima, per la singolarità e il suo profondo contenuto (anche se non ho capito il motivo per cui l'editore abbia posto la dicitura "romanzo" sulla copertina)
Fatta questa dovuta premessa, "Il Mandarino Meraviglioso" è un testo difficile ed enigmatico.
Ho faticato nello scontrarmi con tanta durezza e fatalità che traspaiono nell'animo della giovane protagonista e penso che un lettore giovane ne riscontrerebbe anche di più.
Perché questa forte malinconia intrisa in ogni concetto, può essere posseduta solamente da chi "ha vissuto" uno strappo, una lacerazione interiore che diventa fisica, quindi visibile. Ma non è detto che questa visibilità sia capita ed accettata dagli altri.
L'autrice non ci dice di che cosa si tratti o come curarla e nemmeno la beffarda ironia dell'ultima riga del racconto riesce a sdrammatizzare questo dolore.
Possiamo intuirlo nel notturno girovagare della giovane donna e intravederlo negli sguardi sfuggenti delle persone incontrate e nelle relazioni instaurate.
Il ricordo della patria comporta questo duplice sentimento di astio e ribellione, rimembranza e ricerca che si fanno ancora più grandi nella condizione di essere donna, immigrata, di chi non può ritornare nel passato e neppure andare avanti nel futuro.
La lettura del "Mandarino Meraviglioso" mi ha riportato allo stile, alla poesia e ai processi mentali delle "Notti Bianche" di Dostoevskij; una composizione intensa e amara, dalla parte degli esuli e di chi prova il coraggio di non conformarsi alla società dei nostri tempi.

L'esilio è la severa punizione della fuga, una volta abbandonato il passato non si può più tornagli incontro.


M.P.




Libro

"Il Mandarino Meraviglioso", A. Erdoğan, Keller




2 commenti:

  1. Interessante scoprire qui, sulle tue belle pagine, degli autori stranieri di cui non avevo mai sentito parlare... Mi invoglia l'argomento odio-amore per la patria riversato nel libro da questa autrice turca dal passato per niente facile. Se poi dici che lo stile ricorda un po' Le notti bianche di Dostoevskij... Grazie per la segnalazione.

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    1. Oh si Alessandra! Merita di essere letto; poetico, magico ma anche doloroso e riflessivo.

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