lunedì 11 settembre 2017

"Molti Matrimoni" di Sherwood Anderson


"Al momento della morte, tutta la vita passa davanti alla mente di un uomo" Che stupida idea "Che succede quando uno comincia a vivere?"


"Red Building", Edward Hopper

Sherwood Anderson (1876-1941) fu il fautore del rinnovamento letterario americano, nella sua forma linguistica e tematica.
È curioso vedere come un grande autore del Novecento, sia stato con gli anni dimenticato; proprio colui che aveva dato avvio a scrittori come Fitzgerlad, Hemingway, Faulkner, supportandoli nella pubblicazione delle loro opere.
Ma per lui non ne ricavò molto. Sylvia Beach (1887-1962), nella sua opera-memorialistica "Shakespeare and Company" lo ricorda come "un misto di poeta ed evangelista (senza prediche)" e che quando si faceva il suo nome in una libreria, i più lo confondevano con il celebre fiabista. Hemingway invece con il romanzo "Torrenti di Primavera" (1926), mise in ridicolo l'ultimo romanzo del vecchio maestro, "Riso Nero" (1925). Anderson ne rimase deluso per tutta la vita, ma seppur private queste faccende ci danno la visione di un'esistenza misconosciuta.
"Winesburg, Ohio" è stata invece la mia lettura più importante per capire il processo della letteratura americana, dai primi anni '20 a quella contemporanea : da essa ho carpito molti elementi, motivi di tutto il pensiero americano.
"Molti Matrimoni" è un romanzo trovato sulle bancarelle in provincia di Roma; inaspettato e preso al volo.
I coevi di Anderson parlavano di questo come del suo declino e biasimavano l'immoralità della vicenda. Ma se "Molti Matrimoni" non ha la stessa magia narrativa del primo, esso comunque rappresentò una porzione di una società in cambiamento, di cui pur riscontrando i primi sintoni, l'America preferì chiudere gli occhi.
Pubblicato nel 1923, il romanzo è ambientato in una comuna cittadina di provincia del Wisconsin, ripresa nello scorrere di una vita lenta e monotona.
Anderson confluì nella trama una parte della sua storia privata, di quando nel 1912 in seguito ad un esaurimento nervoso, abbandonò tutto : la fabbrica di vernici dove era il direttore, la casa, la moglie, la stabilità e la sicurezza, per riparare verso Chigago, dove si votò completamente alla letteratura.
"[...] come milioni di altri giovani americani, ero stato strappato al suolo dall'ondata gigantesca dell'industrialismo che aveva corso da un capo all'altro l'America. Desideravo far ritorno al suolo."
Ed è con questo filo conduttore non molto lontano dalle inquietanti visioni hopperiane, che deve essere letto e apprezzato.


John Webster piccolo industriale fabbricante di macchine per lavare, ha trascorso tutta la sua vita a comportarsi come un uomo del suo stato con ditta, moglie e figlia dovrebbe fare, lavorando per la famiglia e la comunità intera. All'approssimarsi della quarantina avverte le prime avvisaglie di un profondo trauma emotivo, attraverso il quale ripercorre la sua esistenza "non vissuta pienamente" secondo i suoi desideri ma su quello che ci si sarebbe aspettato. È un sentimento che si radica doloroso nel suo animo ma dal quale, al momento della rivelazione, non può più allontanare.
Inoltre la relazione clandestina intrapresa con la sua segretaria Natalie Swartz, ha risvegliato in lui tutte le passioni, gli amori non condivisi, negati e falsati.
Comincia per Webster una sorte di "riniziazione" alla vita, lenta e graduale, attraverso quotidianità mai provate, libertà non esercitate, mentre fuori, la cittadina mormora con disprezzo il suo dissenso.
Il piccolo industriale si spoglia prima letteralmente delle sue vesti, poi del passato, delle convenzioni e in una drammatica scena scquarcia il silenzio notturno della propria casa manifestando alla moglie e alla figlia il desiderio di abbandonare tutto. Lascia alla prima il freddo distacco che è sempre esistito, alla seconda, giovane e insicura, la possibilità di aprirsi senza remore al mondo moderno.
E in quella stessa notte John Webster si allontana con la sua amante dalla città, per non farvi più ritorno.



"Se in seguito egli e Natalie avessero scoperto che non potevano vivere insieme, ebbene, la vita non sarebbe per quello finita. La vita era la vita. E c'è sempre modo di viverla."

È chiara la polemica di Anderson contro l'industrialismo che da una parte all'altra degli Stati Uniti aveva cambiato profondamente l'assetto sociale dell'America. Non un rifiuto del progresso, bensì di una civiltà meccanizzata, aderente al puritanesimo e alla repressione dei sentimenti, radicati ancora nella vecchia provincia americana.
"Molti Matrimoni" non è un romanzo corale come "Winesburg, Ohio", ne seguiamo infatti un'unica vicenda, quella di Webster, eppure l'abitato c'è sempre : una moltitudine di uomini e donne si alzano la mattina, si incamminano verso l'ufficio ripetendo le stesse parole, gli stessi gesti, ognuno di loro, nessuno escluso, cova frustrazioni, solitudini, desideri repressi, di cui il protagonista si scopre nel suo disadattamento e provoca una profonda rottura con l'ambiente.
Figura distinta è invece la figlia di Webster, Jane che dopo il colloquio col padre sente affiorare nel suo interno, una nuova visione del mondo, di un' apertura alle relazioni più spontanea e libera da inibizioni sessuali in cui si chiudeva la vecchia generazione, aggrappata ad arcaiche credenze sulla vita e sull'amore.
E Anderson ribadisce con l'opera il diritto al sentimento, ad altre possibilità, ai "molti matrimoni" che intercorrono nella nostra vita, con noi stessi, gli altri, contemporaneamente e molteplici in ogni loro forma di amore.
Un testo non eccelso, che si potrebbe però apprezzare meglio svecchiandone la traduzione. Rimane comunque un fondamentale tassello per completare quella ricerca sempre contemporanea del "sogno americano".

"Comunque, non voglio insegnar nulla a nessuno. Se per caso diventerò uno scrittore, cercherò di riferire alla gente quel che ho visto e sentito nella vita;  e poi passerò  il resto del mio tempo  a passeggiare, osservando e ascoltando."



M.P.





Libro :

"Molti Matrimoni", S. Anderson, Oscar Mondadori



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