giovedì 7 luglio 2016

"Addio alle Armi" di Ernest Hemingway


"Avevo il giornale ma non lo leggevo perché non volevo leggere cose sulla guerra. Stavo andando a dimenticare la guerra. Avevo fatto una pace separata."


"Addio alle Armi" (1957), film di Charles Vidor

Ci sono libri che trasmettono un certo timore reverenziale, si ha quasi paura di toccarli e maneggiarli troppo a lungo e questo per il loro valore storico, morale o stilistico, come quando guardiamo un'opera d'arte o la bellezza delle rocce di una montagna o l'acqua limpida di un mare azzurro. Ecco come ho sempre pensato all'eternità : ad un processo emozionale sopravvissuto nei nostri ricordi.
Come è stata anche questa lettura di "Addio alle Armi", monumento letterario dello scrittore americano Ernest Hemingway (1898-1961), colui che rivoluzionò e cambiò il modo di scrivere e in questo capolavoro echeggiano come non mai i suoi virtuosismi, uniti alla grandezza di semplicità ed espressione, alla trama coinvolgente e monitoria.
Una lettura forte ed imprevista che mi ha accompagnata in queste prime fiammate di luglio.


"Addio alle Armi", romanzo di "amore e guerra", vide la luce nell'anno 1929, appena un mese prima del crollo della borsa di New York, dopo molti ripensamenti e revisioni; ispiratogli dalla sua partecipazione sul fronte italiano nel periodo della Grande Guerra.
Nel mondo dove la Prima Guerra Mondiale era un ricordo lontano ed erano ancora più lontane dalla mente della gente probabili avvisaglie di una nuova imminente guerra, il libro riscosse un grande successo, oltremodo superiore rispetto ai precedenti lavori e diviso solamente da un altro capolavoro uscito nello stesso anno "Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale" di Remarque.
Diversamente in Italia fu posto sotto censura. Il suo dichiarato antimilitarismo stonava con le utopie belliche di Mussolini, la storia di un disertore che voltava le spalle alla patria adottata, certo non si accordava agli ideali del Ventennio fascista e la descrizione della disfatta di Caporetto era un argomento ancora tabù nelle alte gerarchie nazionali.
L'unica persona che si occupò della sua traduzione italiana fu la traduttrice e scrittrice, la fin troppo dimenticata Fernanda Pivano (1917-2009), che per questo subì l'arresto nel 1943.
Ernest Hemingway, in seguito, venuto a conoscenza dell'accaduto, strinse un forte rapporto di amicizia con la scrittrice italiana che durò fino alla morte dell'autore.

Diviso in cinque libri "Addio alle Armi" copre il periodo della Prima Guerra Mondiale che va dal 1916 al 1917. Il tenente Frederic Henry, figlio di un ambasciatore americano si è arruolato nell'esercito italiano, prestando servizio nei reparti sanitari dirigendo le ambulanze. Ma le sue aspettative riguardo alla guerra cominciano a vacillare attraverso i resoconti dei soldati italiani stufi delle privazioni e degli orrori a cui sono sottoposti e della nostalgia e preoccupazione per i famigliari lontani.
Sul fronte Frederic conosce un'infermiera inglese, bella e vivace, Catherine Barkley, da cui è molto attratto fisicamente.
Ferito al ginocchio da una bombarda, il tenente è portato in un ospedale di Milano dove rincontra la pronta Catherine. Durante la guarigione i due si innamorano seriamente e passano la loro estate più felice tra passeggiate e corse ai cavalli. Vivono la loro unione pensando al presente senza preoccuparsi troppo del domani e di cosa succede intorno a loro.
Ma al momento della richiamata alle armi Frederic è costretto a lasciare Catherine ora incinta.
Nell'area goriziana il giovane scopre la debolezza e la morale abbattuta dell'esercito, infatti poco dopo gli austriaci riescono a sfondare le linee italiane a Caporetto. A causa della ritirata frenetica il tenente e alcuni uomini si perdono e al momento della traversata del Tagliamento vengono arrestati dall'arma dei carabinieri con l'accusa di tradimento e diserzione.
Frederic con una rocambolesca fuga riesce a salvarsi raggiungendo a Stresa Catherine. Ma nemmeno l'appoggio nel comune piemontese è sicuro visto il mandato di cattura per il giovane. I due sono costretti a rifugiarsi in Svizzera con una barca a remi. Qui a Losanna trascorrono un'esistenza felice in montagna, nel corso degli ultimi mesi di gravidanza della bella Catherine eppur breve a causa del suo doloroso quanto complicato parto dove muore insieme al bimbo.
Frederic ritornerà in albergo mesto e solitario sotto la pioggia.

Le scene mirabili del libro si riscontrano nelle parti dedicate al fronte, alle vicissitudini dei soldati, dove la storia irrompe attraverso i loro pensieri e paure, nelle figure emblematiche dello strafottente capitano Rinaldi e nelle commuoventi battute del cappellano abruzzese.
La disfatta di Caporetto, descritta nel libro, a cui Hemingway non assistette, non è altro che la ritirata greca in Tracia nel 1922, dove invece fu presente nel ruolo di corrispondente.
Ma come nelle matriosche russe, all'interno di questo conflitto si instaura una storia d'amore meno poetica e più realistica di "Romeo e Giulietta".
Catherine Barkley è dolce, sottomessa ed erotica, tipico ideale di Hemingway, fusione delle donne da lui amate. Frederic Henry antieroe, è un disertore che ha rinnegato la guerra per abbracciare l'amore.
I due vivono il tempo rimasto in due stagioni irripetibili e per questo effimere e non si può non sorprendersi dalla sensualità, pienezza del loro amore, accompagnato nelle ore dolorose sempre dal rumore della pioggia, quasi a profetizzarne la distruzione delle loro aspettative di felicità.
La morte incombe irreparabilmente nelle loro vite, ma ci si chiede se tutto questo sarebbe accaduto anche senza la guerra.
Renato Guttuso per "Addio alle Armi"

Nella prefazione l'autore condanna in modo esplicito la guerra e chi ne è il fautore, mosso unicamente da motivi economici.
Scrivere che nella guerra non vi è nulla di glorioso, sacro o dignitoso, era un pensiero ardito nel mondo del 1929 e lo scrittore porta il lettore a riflettere su fatto che questa non porti via solo vittime umane, tra l'altro innocenti, ma mini la probabilità di una possibile esistenza migliore.
Frederic Henry che nella parte finale cammina sconsolato sotto la pioggia, è l'accettazione e la sconfitta dell'essere umano nei confronti della vita.
Perle non minori sono le innovazioni stilistiche : una prosa asciutta e rapida, libera da ipotassi, immaginifica nel processo narrativo con il completamento di termini e locuzioni propri della lingua parlata americana.
Una bellezza di contenuti e scrittura che rappresentano in quest'opera di Ernest Hemingway l'inizio di una nuova fase più spontanea e lontana dai falsi pudori della vecchia America.

"No. Non troviamo mai niente. Siamo nati con tutto quello che abbiamo e non impariamo mai. Non troviamo mai niente di nuovo. Incominciamo tutti già completi."




M.P.





Libro :

"Addio alle Armi", E. Hemingway,Oscar Mondadori 2009.

4 commenti:

  1. Confesso che il mio timore reverenziale nei confronti di quest'opera è tale che, se non avessi letto questo tuo post, non avrei nemmeno saputo di cosa parlasse il romanzo. E invece scopro che mi attira molto, sia per l'ambientazione, sia per la storia tormentata della sua pubblicazione in Italia.

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    1. Pensa che avevo questo romanzo da quando avevo poco più di vent'anni, ma ho sempre avuto una certa diffidenza o come dici tu di timore, alla fine è stata una grande scoperta, tra le migliori letture della mia vita.

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  2. Io amo Hemingway, ed in questo suo romanzo raggiunge, secondo me, la perfezione. Ho cominciato ad amarlo con "il vecchio e il mare", poi è stata la volta di "per chi suona la campana" , "Fiesta" ed infine sono arrivata a questo che lessi diversi anni fa. Forse, più che timore riverenziale, per me è stato fondamentale aver raggiunto una certa maturità personale: è difficile leggere Hemingway a vent'anni. Ricordo che mi sono sentita letteralmente "aggrovigliare" leggendolo: un racconto di guerra, amore e morte. L’ineluttabilità del destino a cui niente e nessuno può ribellarsi. Non si può scappare: “la vita spezza chiunque, e quelli che non spezza li uccide". STRAORDINARIO!

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    1. Hai dette delle parole molto belle Paola e che racchiudono tutto il pensiero di questo grande scrittore che ha insegnato il "modo di scrivere" alle nuove generazioni. E' vero è difficile leggerlo a vent'anni.

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