lunedì 27 giugno 2016

"Lessico Famigliare", Natalia Ginzsburg.


"... mi riproponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me. Questo è, in parte, quel libro : ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito."

"Bambina che Gioca su un Tappeto Rosso" (1912), Felice Casorati

Ho in mente una figuretta di donna, di mezza età, rientrare trafelata nella propria casa, allegra ma muta dopo il matrimonio dell'amatissima figlia. Si siede sul divano, le gambe accavallate e la mente altrove. Sta pensando di certo al matrimonio della figlia e forse questo le ha rammentato il suo, il primo, e si saranno confusi insieme, e il pensiero sarà andato oltre, in un passato lontano.
Chissà se sarà stato veramente così il momento della stesura di "Lessico Famigliare", gioiello-capolavoro della scrittrice Natalia Ginzsburg (1916-1991), per molti anni nota traduttrice e saggista, per poi affermarsi in letteratura proprio con questo libro negli anni dei contrasti tra socialisti e democratici e del boom economico italiano.
Donna impegnata nella politica, nell'attivismo sociale, amica di intellettuali,  la Ginzsburg arriverà a vincere il Premio Strega nel 1963.

"Lessico Famigliare" non è come ci si aspetterebbe un'autobiografia, ma un memoriale che copre un periodo che va dagli anni del Ventennio fascista ai primi anni '50.
E' una storia famigliare, quella dell'autrice, i Levi, dove viene raccontato il proprio mondo intimo e riservato, fatto di comportamenti, abitudini, aspetti quotidiani della famiglia dominata dalla figura del padre Giuseppe, famoso scienziato, irascibile e dalle continue quanto immotivate sfuriate, in contrasto con il gaio ottimismo della madre Lidia e dalle vite avventurose dei suoi quattro fratelli.
A caratterizzarne l'impianto narrativo, la Ginzsburg usa la rievocazione delle comunicazioni linguistiche che intercorrevano nel proprio gruppo; fatte principalmente di termini derivanti dal dialetto veneto.
Pur nella sua ricchezza di particolari e aneddoti, la scrittrice non parla mai di se stessa, se non in alcuni episodi come il matrimonio con Leone Giunzsburg (1909-1944), letterato e antifascista, il confino in Abruzzo e la morte del marito, torturato nel carcere di Regina Coeli a Roma.
Eppure nell'opera non c'è spazio per il dolore, nonostante i duri anni del fascismo, le privazioni, gli amici scomparsi, tutto è descritto con la delicatezza della sua scrittura e l'umorismo dei numerosi personaggi che affollavano la sua vita.
Un andirivieni di figure simbolo di quegli anni, venute per rimanere, alcune per scomparire, memorie redivive attraverso i libri erotici di Pitigrilli, i dipinti di Casorati, la generosità incondizionata dell'industriale Olivetti, la vivacità dell'intellettuale Felice Balbo, ma anche persone comuni, famiglie, donne coraggiose e solitarie, delineate con lo scopo di far emergere la bellezza delle loro anime.

Natalia Ginzsburg

Un'anima atea però che trova un posto importante all'interno dell'opera è quella dello scrittore Cesare Pavese (1908-1950), con i suoi malumori, scontrosità e disamore per la vita, la Ginzsburg ne mostra la visione di un uomo lungimirante.
Gran parte è dedicata inoltre alle passioni della scrittrice : la politica, il lavoro alla casa editrice Einaudi, mentre una certa malinconia traspare al concretizzarsi di quella disillusione proveniente dal mancato raggiungimento di quegli ideali e aspirazioni di una classe di giovani poeti ed intellettuali incapaci di seguire la vera poesia e le vere parole, preferendo abbandonare tutto al silenzio. E poi ancora si ritorna alla famiglia nelle ultime battute finali, per fissare un momento passato a cui però ci si può ancora aggrappare.

Mi ci sono ritrovata in "Lessico Famigliare", un po' perché adoro le storie famigliari, poiché mi danno il senso della continuità e perché pur essendo nata nella capitale, fin da piccola assorbivo il dialetto abruzzese dei parenti e ancora il riproporsi di quei termini mi riporta a numerosi ricordi.
Il poter dare un suono e non solo un'immagine al nostro passato è una originalità che chissà quale altro autore se ne sia servito, in un'epoca come la nostra dove il dialetto viene visto come poca signorilità e dove perfino il Premio Strega ne ha limitato l'uso quest'anno.
Ci si chiede sempre quale sia l'importanza di queste opere-memorialistiche, mi viene in mente un altro libro best-seller nella seconda metà degli anni '70 del secolo scorso "Vestivamo alla Marinara" di Susanna Agnelli, e sulla realtà storica delle stesse. Io ho imparato molto più da queste che dai testi perbenisti della mia adolescenza.
Non so il motivo per il quale la Ginzsburg abbia scritto il libro, ma ad ognuno di noi, è data la possibilità di dare voce a chi abbiamo amato tanto o stimato e questo non solo come esempio per le generazioni nuove. Serbare i loro ricordi aiutano noi a vivere ancora.




M.P.





Libro :

"Lessico Famigliare", N. Ginzsburg, Einaudi 2014.

8 commenti:

  1. Sono proprio contenta che questo libro ti sia piaciuto (sarebbe stato possibile il contrario), è veramente un libro che va oltre la biografia per toccare la storia, le tradizioni, i sentimenti quotidiani...

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    1. E' vero, quello che mi ha colpita è stata proprio il suo stile elegante e sobrio, come era la sua persona.

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  2. E' stata anche per me una lettura gradevolissima, ne ho scritto una recensione. Mi è capitato di consigliarlo a ragazzi di terza media particolarmente sensibili e anche loro lo hanno assai apprezzato.

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    1. Hai fatto bene, è un testo che dovrebbe essere più conosciuto!

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  3. Questo libro mi ha sempre ispirato e la tua recensione non fa che incrementare la voglia di leggerlo:)

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    1. Sono sicura che ti piacerà Virginia, per quelle qualità che vi ho trovato io.

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  4. Lessi questo libro in seconda media, come compito delle vacanze estive. Decisamente parecchi anni fa. Mi era piaciuto, nonostante fosse un compito e quindi il dovere ha tolto parte del piaceere della lettura, cose che voglio decisamente riscoprire. Ho ancora quella copia ingiallita dal tempo che ancora apperteneva a mio padre con cui svolsi il compito. E ora lo rileggerò, è un dovere che ho verso me stessa!

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    1. Anche io ho tanti libri che durante la scuola ho completamente snobbato,ed è ora di riprenderli e dargli il giusto valore.

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