giovedì 3 dicembre 2015

La morte di Sardanapalo


"Ho pensato di aver creato il mio regno come un paradiso.
E ogni luna, un'epoca di nuovi piaceri.
Ho preso le grida delle folle per amore, il respiro degli amici per verità, le labbra di donna come mia ricompensa, in modo che sia, mia Mirra :
Baciami. Ora lascia che prendano il mio regno e la mia vita. Possono averli entrambi, ma mai te*."
( "Sardanapalus", Lord Byron )

"La Morte di Sardanapalo", E. Delacroix ( 1827 )



Questa potrebbe iniziare con <C'era una volta in un paese lontano un re> e non sarebbe sbagliato.
I Greci avevano in effetti una visione non del tutto reale dell'Oriente : le leggende e i  miti si fondevano con la storia e da questi nascevano dei racconti tramandati oralmente che cercavano di spiegare i costumi, le leggi, la cultura e il pensiero filosofico di un popolo.
In particolare scrittori antichi come Erodoto e Diodoro favoleggiavano su un ricco e potente re assiro che nell'imminente detronizzazione si era dato fuoco con tutti i suoi averi. Questo per loro era Sardanapalo.

Sardanapalo sarebbe stato l'ultimo della serie di trenta re di Assiria, grande condottiero e valoroso combattente, uomo di cultura dedito ai piaceri più smodati quali la gola e la lussuria. Ricco oltre ogni dire, viveva una vita effeminata, vestito con abiti femminili scintillanti e attorniato da una corte festante di concubine, schiavi ed eunuchi, ricolmo di tesori e beni rari nel suo splendido palazzo a Ninive, appartato e seguito da una numerosa guardia del corpo.
Di Ninive fece la sua residenza reale.
Posta sulla riva sinistra del Tigri a nord della Mesopotamia, nei pressi della moderna Mossul ( Iraq ), fu una città sfarzosa e imponente, la più famosa delle capitali dell'Assiria e abbellita dal re che ingrandì il proprio regno con la conquista di Babilonia, della Persia, Siria ed Egitto; fece scolpire sulle pareti del palazzo scene delle sue famose cacce e vi raccolse una grande biblioteca con opere di scrittori sumeri, babilonesi e assiri**.
Sardanapalo invitava la sua gente, come l'iscrizione che egli stesso aveva apportato alla sua tomba, di dedicarsi alle spensieratezze della vita.
Ma quell'età dell'oro finì presto. A seguito di numerose ribellioni da parte dei Persiani, Arabi e Babilonesi, Sardanapalo si vide sconfitto e senza più possibilità di speranza e assediato, si ritirò in una camera, dove all'interno di una catasta assieme alle sue donne, schiavi, cavalli, cani, eunuchi ed averi, si fece bruciare appiccando il fuoco alla legna. Il re che aveva goduto di ogni bene, portava via così la sua vita e tutto ciò di cui beneficiato.

A Parigi, nel Salon del 1827, il pittore francese Eugène Delacroix ( 1798-1863 ), espose un grande dipinto di quattro metri per cinque, intitolato "La Morte di Sardanapalo".
Delacroix che prediligeva temi letterari ed esotici, trovò nella figura del mitico re gaudente Sardanapalo il soggetto romantico perfetto per la sua opera ispirandosi alla tragedia di Lord Byron ( 1788-1824 ), allora molto conosciuto e in voga.
Il dipinto suscitò enorme scalpore nella Francia della Restaurazione. Il re Carlo X ( 1824-1830 ), non vide di buon occhio l'opera, guardandola con aria contrariata visto il tema di un re deposto; il pensiero correva lontano agli anni della Rivoluzione, periodo non certo dimenticato dal sovrano, fratello del ghigliottinato re Luigi XVI.
Ma le critiche si muovevano anche per quella crudeltà e passionalità che traspariva dal dipinto, oltre a far nascere una querelle artistica tra i romantici capeggiati da Delacroix e i neoclassici di Ingres, avendo esposto anch'egli nello stesso Salon l'accademico "L'Apoteosi di Omero".

In una atmosfera decadente e orietaleggiante viene rappresentato il despota asiatico nell'ultimo atto finale. Isolato dal resto della scena e in penombra, Sardanapalo dalla barba intrecciata e con indosso una veste bianca e corona sul capo, assiste disinteressato alla carneficina che si compie sotto di lui; il suo sguardo è assente o lontano in altri pensieri, è già sulla catasta pronto per essere arso con tutte le sue concubine, schiavi, eunuchi, cavalli, cani e tesori, mentre questi vengono prima uccisi dai soldati.
L'elemento femminile è caratterizzante. Vicino al re si trova la sua concubina preferita Mirra, nuda fino alla cintola : sta chiedendo pietà al suo signore.
Quasi al centro del dipinto, una donna nuda con dei gioielli si contorce davanti al pugnale che le farà perdere la vita. Intorno tutta confusione e violenza, a sinistra si nota un cavallo dai ricchi finimenti e ai piedi della catasta si intravede la testa in oro di un elefante. In alto a sinistra una donna porta il veleno per Sardanapalo.
La scena viene sviluppata in diagonale attraverso la luce irrompe su alcuni personaggi e il manto rosso che cattura l'attenzione. La pennellata tumultuosa e accesissima, i colori dominanti sono il nero, il rosso e l'ocra che accentuano ancor di più quei concetti di eros e thánatos cari al Romanticismo.
L'opera stessa ne divenne il manifesto.

Nella figura di Sardanapalo va sicuramente ricercata l'immagine più veritiera del re d'Assiria Assurbanipal, il cui personaggio si ritrova in molti monumenti e bassorilievi ritrovati nel corso degli scavi nel XIX secolo.

Volevo concludere il post ancora con Sardanapalo attraverso la storia e la rappresentazione di Delacroix, ma più leggo su di lui e su Ninive e più mi viene da riflettere su quella terra che è il Medio Oriente così ricca di meraviglie, di storie e antiche civiltà, sfruttata e sottomessa dal mondo intero e ora flagellata e martoriata da quello che noi oggi chiamiamo Isis.
Difficilmente da quella terra risorgeranno il vetusto e splendido palazzo reale o i resti grandiosi della sua città.
Per ora da quella terra si leva solo un disperato pianto.




* Traduzione di Valentina Piccarozzi.
** Sono conservate oggi al British Museum.




M.P.



3 commenti:

  1. Adoro queste tue ricostruzioni dell'antichità attraverso i quadri, si avverte il gusto decadente che nell'Ottocento faceva prediligere le atmosfere di consunzione degli esseri umani, delle loro passioni e dei loro regni. Favoloso!

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  2. Penso che l'arte aiuti molto per quel che riguarda la storia o i miti. Purtroppo non ho abbastanza fonti. Se avessi avuto una professoressa come te... ;-)

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  3. Ammetto che, se insegnassi storia nella scuola superiore, utilizzerei l'arte come fonte ogni volta che se ne presentasse l'occasione, ma gli spunti si costruiscono poco alla volta, non ho poi tutta questo bagaglio pregresso e, anzi, accolgo il prezioso contributo di questi tuoi post... del resto un insegnante si forma anche leggendo siti e blog! :)

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