martedì 30 dicembre 2014

Buoni propositi per...

Non so se questo sia uno sfogo o,semplicemente una riflessione,ma di solito,nell'ultimo giorno dell'anno,oltre a divertirsi,stare in compagnia,si fanno bilanci,ci si volta indietro per soppesare ciò che si è realizzato inaspettatamente,costruito con fatica e ciò che bene non è andato.
Di conseguenza si rinnovano " i buoni propositi per l'anno nuovo ".Anche io ho i miei " buoni propositi ",
ne ho tantissimi...ma uno in particolare : rimanere me stessa ( forse sarà banale ) ma con le mie passioni.
Perché quello che toglie spazio alle mie passioni non sono tanto il lavoro o il tempo,bensì le persone.
Persone che ti assalgono con frasi tipo : " Hai trent'anni,quand'è che ti formi una famiglia,invece di pensare a questi maledetti libri? ", " Andare in giro per musei è tempo sprecato e non produttivo! "," Seguire una squadra sportiva è da uomini,non da donne! ". E via con domande,sentenze pressanti ed iperboliche che ti lasciano contrita e a volte ferita...
Io mi ribello fuggendo.
Quindi ho deciso di augurarmi e augurare per il prossimo anno,di rimanere se stessi,accompagnati dalle più belle passioni che avete,ancor di più,di coltivarle,sempre,perché niente è sprecato : è la prima grande libertà.


Vi lascio con una famosissima e stupenda poesia del grande autore americano Walt Whitman ( 1819-1892 ),
recitata ultimamente da Roberto Benigni nel suo ultimo spettacolo televisivo.

O me! Oh vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede,di città piene di
sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero ( perché chi più
sciocco di me,e chi più senza fede? )
di occhi che invano bramano la luce,di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto,della folla che vedo sordida 
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri,io con gli altri legato
in tanti nodi,
la domanda,ahimè,la domanda così triste che ricorre -
Che cosa c'è di buono in tutto questo,ahimè,oh vita?

Risposta
Che tu sei qui - che esiste la vita e l'individuo,
che il potente spettacolo continua,e tu puoi contribuirvi 
con un tuo verso.

" Antibes Seen from the Salis Gardens ",C.Monet


lunedì 29 dicembre 2014

" Il Giardino dei Finzi-Contini ",Bassani

" Quanti anni sono passati da quel remoto pomeriggio di giugno? Più di trenta.Eppure, se chiudo gli occhi, Micòl Finzi-Contini sta ancora là, affacciata al muro di cinta del suo giardino, che mi gurda e mi parla."


" The Little Gate of the Old Mill ",Henri Matisse



" Il Giardino dei Finzi-Contini " è una di quelle opere italiane alla quale è stato riservato fin da subito un successo nientemeno mondiale,di critica e lettori,tanto da farne, nel 1970, una trasposizione cinematografica, nell'omonimo film diretto da Vittorio De Sica.
Il suo autore Giorgio Bassani ( 1916-2000 ), apparteneva alla media borghesia ebraica ferrarese che nel 1939 riuscì a laurearsi nonostante l'emanazione delle leggi razziali,e nel '43 fu catturato come militante antifascista, per poi tornare in libertà con la caduta del regime.
Nel dopoguerra ricoprì vari incarichi, tra cui, la vicepresidenza della RAI, e iniziò la sua carriera di scrittore.
" Il Giardino dei Finzi-Contini ", rimane la sua opera più brillante, la sua memoria e testimonianza sul periodo più brutto della nostra storia.

Il romanzo si apre nel 1957. Dove il Protagonista-narratore ( di cui non viene rivelato il nome*),
ritrovandosi in una gita nelle tombe etrusche di Cerveteri, ritorna  con la memoria agli anni d'anteguerra, quando era giovane,ai giorni lieti passati nel giardino dei Finzi-Contini.
I Finzi-Contini appartenevano all'alta borghesia ebraica ferrarese; una famiglia riservata e chiusa, la cui casa, la" magna domus ",impenetrabile al mondo esterno, diviene ancor di più un luogo di ultima spensieratezza ed evasione dopo la promulgazione delle leggi razziali del '39. Qui infatti, il protagonista insieme ad alcuni amici,trascorsero i giorni tra chiacchiere, cene ed incontri di tennis con i generosi componenti della famiglia : il professor Ermanno, la moglie Olga, i figli, Alberto e Micòl.
Tema centrale del romanzo diventa l'amore impossibile del giovane perla bella e sfuggente Micòl.
Amore mai realizzato, visto quell'inquietudine e abbandono che porterà via la ragazza al suo triste destino, e la voglia di vivere e rinascita che salverà invece il protagonista.

Si tratta di una narrazione molto statica,lenta,in cui non c'è un vero fatto che muova o sconvolga l'esistenza dei personggi; è tutto appena sottolineato,pronunciato, come il governo di Mussolini, le leggi razziali, i divieti quindi per gli ebrei, la quotidianità di colpo interrotta, che tuttavia si vanno scontrare con la vitalità, la giovinezza,l'incantesimo delle ore trascorse nel giardino dei Finzi-Contini. La famiglia che viene ricordata con tanta ammirazione e rispetto.
E poi c'è la figura di Micòl.
Sicuramente fra i personaggi femminili più affascinanti della nostra letteratura. Bassani con Micòl Finzi-Contini ha  inventato una donna esclusiva, e forse più vera, su cui bisognerebbe spenderci qualche parola.
La bella e ribelle Micòl, con la sua intelligenza,il suo portento, le volubilità,segreti, rapita, ineluttabilmente dal " il caro,il dolce,il pio passato ", diventa la donna che tutti gli uomini hanno amato, almeno una volta,nella loro vita,fuggevole e libera;idealizzata dall'innamorato confessa : " Sono anche io come tutte le altre : bugiarda, traditora, infedele...Non molto diversa da un'Adriana Trentini qualsiasi, in fondo."
Crudele il suo ideale sull'amore : " Io...io le stavo di fianco,capivo? Non già di fronte,mentre l'amore ( così almeno se lo figurava lei ) era roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda [...] da praticare senza esclusioni di colpe senza mai scomodare, per mitigarlo, bontà d'animo e onestà di propositi. "
Micòl rappresenta l'emblema di tutte le vite destinate a spezzarsi,rassegnata e travolta dai turbinii del mondo, senza prospettiva di futuro.
Prospettiva di futuro a cui si aggrappa invece il protagonista,aiutato dalle raccomandazioni del padre : " Nella vita, se uno vuol capire,capire sul serio come stanno le cose di questo mondo,deve morire almeno una volta..."
Nella sua rinuncia finale a Micòl,il  giovane torna alla vita.
Amore, giovinezza, passione cozzano con la realtà dell'epoca;il passato anche quello, con il futuro,la memoria, il ricordo di milioni di morti...


" che il futuro,in sé,lei lo abboriva,adesso preferendo di gran lunga [...] il passato,ancor di più il caro,il dolce,il pio passato.E siccome queste,lo so,non erano che parole,le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire,di esse,appunto,e non di altre,sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare. "






* Forse l'autore stesso



Libro :

" Il Giardino dei Finzi-Contini ",G.Bassani,LaBiblioteca di Repubblica,2003


martedì 16 dicembre 2014

" La Chioma di Berenice " tra mito e realtà


" Quel Conon vide fra' celesti raggi
Me del Berenicèo vertice chioma
Chiarô fulgente.A molti ella de' Numi
Me,supplicando con terse braccia,
Promise,quaiido il re,pel nuovo imene
Beato più,partia,gli Assiri campi. "

( Volgarizzamento di Ugo Foscolo della versione latina di Catullo del poemetto di Callimaco )

Rappresentazione della chioma di Berenice di J.Hevelius

Si può vedere ad occhio nudo,di notte,se il cielo lo permette,lì,quasi al centro dell'arco costituito dalla coda dell'Orsa Maggiore,un gruppo di stelline a forma di V.
E' una costellazione.
E per gli antichi essa rappresentava la bellissima chioma della regina Berenice involatasi misteriosamente verso l'universo.
E' una leggenda in cui confluiscono storia,astronomia,poesia e favola.

Dopo la morte di Alessandro Magno e le lotte dei diadochi,Alessandria d'Egitto divenne la capitale del regno tolemaico,raggiungendo uno straordinario sviluppo.
Con un impianto urbanistico moderno : due porti che ne fecero il centro del commercio fra Oriente e Occidente,il Faro,considerato una delle sette meraviglie del mondo,il bellissimo palazzo reale del Serapeo,teatri,edifici raffinati e la famosa biblioteca che ospitava un'accademia e un'università in cui vivevano i più grandi letterati,scienziati,filosofi; tutti stipendiati dallo stato;Alessandria era modello e esempio di cultura,progresso ed eleganza per tutte le altre città.
Il suo terzo re,Tolomeo III ( 284-221 a.C. ),portò l'Egitto al suo apogeo;mai la città di Alessandria,rivide più questo momento di massimo fulgore e di munificenza,tanto da dare al suo sovrano l'appellativo di " Euergetes "," benefattore ".
Sposa di Tolomeo fu Berenice,figlia di Magas,re di Cirene ( Libia ).
Poco si conosce di questa donna,tranne che fosse una moglie fedele e devota e fornita di meravigliosi capelli.
Dopo le nozze,Tolomeo dovette partire per la guerra in Siria.Queste guerre in Siria,durate dal 246 al 241,furono perpetue e quasi una dote di quella vecchia monarchia,causate dalla vicinanza e dal potere reciproco.
Berenice II
 La regina affranta dal dolore e dalla possibile perdita dell'amato,si recise le chiome,le più cospicue, portandole come dono votivo al tempio di Venere,affinchè il re ritornasse sano e salvo.Al giorno successivo
la chioma non venne trovata.Un astronomo e matematico di corte,Conone di Samio,la ritrovò tramutata in costellazione,nell'universo.
Questo è il mito.Ma che cos'è il mito? Non è altro che la spiegazione più semplice riguardo alle origini delle cose;ed esso non aveva come intento solo quello di " intrattenere ",ma principalmente di educare.

" La favola degli antichi trae l'origine delle cose fisiche e civili che idoleggiate con allegorie formavano la teologia di quelle nazioni.E nella teologia dei popoli stanno riposti principî della politica e della morale.* "

In realtà,le chiome furono sottratte da Tolomeo Evergete,o,chi per lui,per dare alla dinastia tolemaica quel che più le mancava.Dopo il potere,la bellezza; l'origine divina.
Associando la regina a Venere,anche il re diventava un dio,e di conseguenza tutta la stirpe.
Una campagna pubblicitaria quanto mai poderosa e influente.
Per questo Tolomeo si assicurò alla fama di Conone e all'ingegno di Callimaco.
Callimaco ( 315-240 a.C. ),il primo dei poeti alessandrini,erudito,di grande cultura,allora vecchio,scrisse " quel poemetto mirabile e passionato ** " che fu " La Chioma di Berenice ",di cui,purtroppo ne rimangono che pochi frammenti; vera esaltazione della famiglia reale.
Questo poemetto di grande originalità e finezza artistica e poetica,si presenta sotto forma di prosopopea,in cui è la stessa chioma bionda,perché i capelli biondi erano visti come simbolo di gran pregio ( vedi Arianna,Atalanta ),che parla,già metamorfosata in costellazione,poichè per gli antichi filosofi le stelle erana animate e intelligenti.
E racconta dolcemente il dolore e la passione di Berenice,modello per tutte le giovani spose,per il coraggio valoroso del re,il voto a Venere,che tutelava insieme alle Grazie e a Minerva le chiome,il rapimento eseguito da Zefiro,il più soave dei venti,verso il cielo,la struggente lontananza dal capo della bella regina.

Il libricino fu poi tradotto in latino encomiabilmente,da Gaio Valerio Catullo ( 85-54 a.C. ),esponente illustre dei neóteroi ( poeti di liriche di gusto ellenizzante ).A lui si deve la riproposizione del mito.
Successivamente fu volgarizzato da Ugo Foscolo ( 1778-1827 ) per noi.
Molti poeti si ispirarono alla storia della " Chioma di Berenice ",tra cui Alexander Pope ( 1688-1744 ) ne " Il Ricciolo Rapito " ( 1712 ),illustrato da quel genio di Aubrey Beardsley.

Ma che importa delle spiegazioni,della realtà delle vicende intercorse migliaglia di anni fa,se noi ancora oggi,alzando lo sguardo verso il cielo,di notte,rimaniamo commossi e turbati dalla bellezza dell'universo e dalle favole che si tramandano grazie a loro.



 * Cit.Foscolo
** Ibidem



Ebook :

" La Chioma di Berenice ",U.Foscolo

Fonti :

" Dizionario di Mitologia e dell'Antichità Classica ",M.Gislon- R.Palazzi,Zanichelli

martedì 2 dicembre 2014

" Angeline,o la Casa degli Spettri ", Zola

Perché mai quella storia mi si fissò nel cervello fino a divenire un'ossessione,un vero tormento? E' uno di quei misteri della mente umana ai quali é difficile dare una spiegazione.Avevo un bel dirmi che racconti del genere sono comunissimi nelle campagne e che quello in particolare non aveva nulla di specialmente interessante ai miei occhi.
A dispetto di tutto,la bambina morta mi era entrata dentro: quella dolce,tragica Angeline che una voce implorante chiamava da quarant'anni attraverso le stanze di una casa abbandonata. "

" Young Girl Fixing Her Hair ",Sophie Anderson

Quando nel 1898,la società sonnolenta e spocchiosa della Belle Epoque fu destata dal terremoto che fu il " J'accuse...! ", in cui nel celebre giornale de " L'Aurore " si accusava di corruzione e di slealtà alcuni capi dell'esercito.L'autore del celebre articolo,lo scrittore francese Emile Zola ( 1840-1902 ),creatore del ciclo dei " Rougon-Macquart ",venne condannato con un anno di prigione e un'ammenda per vilipendio delle forze armate.
Ma non scontò la pena,si rifugiò in Inghilterra,giusto un intero anno.
A Londra,in solitudine,lontano dagli amici,dalla moglie Alexandrine,dall'amante Jeanne,dall'amata campagna di Medan e da quel mondo letterario-artistico parigino a lui caro; scrisse il suo ultimo racconto, " Angeline ".
Qui,affascinato dalle storie di fantasmi e dalle leggende di case infestate,di cui era ricca la cultura anglosassone,e ispirandosi ad una vera casa abbandonata nella periferia di Londra,dimora di un fantasma di nome Angeline; si cimentò in una gost-story.Naturalmente a modo suo.

L'ambientazione,infatti,non è la grigia e surreale Londra,ma la campagna francese ( nei dintorni di Medan ) e l'epoca contemporanea.
Il Narratore,nella sua quotidiana passeggiata in bicicletta,si trova davanti,come un'apparizione,lungo la strada,una grande casa abbandonata,consumata dal tempo,dalle intemperie e dalla natura.Attirato indescrivibilmente da quel rudere chiede informazioni.
Una donna del posto,rivela,che la casa apparteneva a Monsieur de G.,un alto funzionario delle Tuileries,
durante il Secondo Impero,che aveva una bambina bellissima di nome Angeline,uccisa dalla matrigna; e il suo fantasma aleggia ancora senza pace nella villa,per questo motivo non rilevata mai da nessuno.
Il Narratore non soddisfatto della spiegazione e sempre più ossessionato dalla storia della piccola,chiede ad un suo amico poeta,conoscente del vecchio Monsieur de G.,riferimenti sulla sventurata bambina.
Il poeta racconta di come la bimba non sia stata uccisa,ma si sia siucidata per gelosia nei confronti della matrigna.
Anni dopo il Narratore,ripassando per la stessa strada,rimane sconcertato nel vedere la casa messa a nuovo,luminosa e deliziosa come a suo bel tempo.
Apprende che è stata comprata da un pittore...

Con questo insolito intreccio,Zola,ci spiega,con molta ironia,come nei fatti inspiegabili e misteriosi,si nascondano le più semplici verità,forse deridendo un poco quella ricca immaginazione tipicamente inglese.
E come non ricordare il racconto più celebre a proposito: " Il Fantasma di Canterville " di Oscar Wilde ( 1854-1900 ).
Ma se in quest'ultimo,poetico e sensibile,si ritracciano sentimenti di pietà e redenzione,simboli della religione cristiana,in " Angeline ",la morte è un destino ineluttabile,ma la vita ricomincia sempre,e più bella.

" Nulla va perduto,tutto ricomincia,la bellezza come l'amore. "




Libro :

" Angeline o la Casa ", degli Spettri ",Emile Zola,La Vita Felice,2014

giovedì 27 novembre 2014

" Seta", Alessandro Baricco

" La Francia,i viaggi per mare,il profumo dei gelsi a Lavilledieu,i treni a vapore,la voce di Hélène.Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita,come mai,nella sua vita,aveva fatto. "





Pubblicato nel 1996, " Seta ",di Alessandro Baricco ( 1958 ),fu il caso letterario di quel periodo.
Tradotto in trentasei lingue,successo mondiale di pubblico e critica,accompagnato dal 2001 dall'omonimo film diretto da Francois Girard con Michael Pitt e Keira Knightley, " Seta " e tra i romanzi più belli e oroginali dello scrittore italiano.
La trama di  questo breve romanzo,si snoda sotto forma di una fiaba,continui echi classicheggianti,ripetizioni,
uno stile narrativo lento,poetico e sensuale.
Un Giappone lontano,elitario e conturbante; di contro i luoghi familiari e dolci del paese natio.

Ambientato in un paesino della Francia,Lavilledieu,nel 1861,quando " Flaubert stava scrivendo Salammbô,l'illuminazione elettrica
 ancora un'ipotesi e Abramo Lincoln,dall'altra parte dell'oceano,stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine ", Hervé Joncour,
sposato con la  dolce Hélène,venditore di bachi da seta,da cui ricavare il pregiato tessuto,a causa di una epidemia che ne distrugge le uova,parte per il Giappone,dove si produce la seta più bella,per comperare uova sane.
Dopo un lungo viaggio,viene ricevuto da un signore potentissimo,Hara Kei,che ha come amante una donna non orientale,bellissima e misteriosa,che affascina subito Hervé.
Dopo un secondo viaggio in Giappone,Hervé,ancora più infatuato dell'enigmatica ragazza,trova un biglietto con ideogrammi giapponesi,inequivoco segno d'amore.
Al ritorno definitivo in paese,Hervé,trascorre la sua esistenza nella rassegnazione e nell'indifferente monotonia accanto ad Hélène.
Alla morte della moglie,solo,l'uomo scopre l'autrice della lettera : é proprio Hélène,che ha vissuto per molto tempo all'ombra della misteriosa donna,nella sofferenza e nell'accettazione di non essere amata dal marito.
E di Hélène,di cui conoscevamo solo la dolcezza e la voce bellissima,si rivela tutta la sua forza amorosa,inespressa e taciuta.
Rinsavito dall'infatuazione,Hervé Joncour vivrà nel ricordo dell'amata moglie.


" Ogni tanto,nelle giornate di vento,scendeva fino al lago e pensavava ore a guardarlo,
giacché,disegnato sull'acqua,gli pareva di vedere l'inspiegabile spettacolo,lieve,che era stata la sua vita. "



Libro :

" Seta ", A.Baricco,Fandango Libri

giovedì 20 novembre 2014

" Concerto nei Giardini delle Tuileries ", quel movimento " nel fuggevole e nell'infinito "


" La vita parigina è fertile di soggetti poetici e meravigliosi,il meraviglioso ci bagna e ci avvolge come l'atmosfera. "
Charles Baudelaire ( 1821-1867 )




Le Tuileries, erano a Parigi,una residenza reale,sulla riva destra della Senna, tra il Louvre e gli Champs-Elysés.
Essa ha rappresentato il potere della capitale. Qui la storia non ha semplicemente strizzato l'occhio, ma è passata prepotentemente, tanto da racchiudere molta parte della vita di personaggi, usi, costumi, dettagli della cultura francese.


Fatta costruire dalla regina Caterina de' Medici ( 1519-1589 ) su un territorio occupato in parte da una antica tuilerie ( fabbrica di tegole ), edificata nel 1564; ben presto dimora di re e regine.
Cadde in disuso, e in seguito prigione, durante la Rivoluzione Francese, del re Luigi XVI e della sua famiglia, luogo di assemblea durante il Direttorio, fino a residenza di Napoleone.
Con il colpo di stato,nel 1852,il nuovo " Imperatore dei Francesi ", Napoleone III ( 1808-1873 ), ne fece il suo palazzo dove tenere la sua corte, abbellendolo e ampliandolo.
Parigi, da città medioevale fu trasformata nell'impianto urbanistico in una città all'avanguardia,mondana, grazie al suo progettista Georges-Eugène Haussmann ( 1809-1891 ), eletto nel 1853 prefetto della Senna.
Quando l'imperatore non era a Parigi, i giardini venivano aperti al pubblico,e ne divenne il luogo preferito dai cittadini per passeggiare e rilassarsi.
Per di più due volte alla settimana, vi si svolgevano concerti serali che attraevano un vasto pubblico.
Questo era composto da membri dell'alta borghesia a cui si mescolavano i nuovi ricchi, la classe emergente di commercianti e industriali che si stavano trasferendo nei nuovi appartamenti di Haussmann.
Concerti che dettavano mode e pettegolezzi su l'ultima creazione di Worth* ,sull'eleganza dell'imperatrice Eugenia ,dei nuovi negozi del boulevard des Capucines, l'ultima rappresentazione wagneriana alla Salle des Italiens ,i nomi delle più belle e ricercate cortigiane di Parigi; tutto nei favolosi giardini del castello.
Un mondo che ne rappresentava la superficialità e caducità di quel che fu il Secondo Impero.
Anche il pittore Edouard Manet ( 1832-1883 ) ,rimase affascinato dalla folla elegante e rumorosa dei concert,tanto che nel 1862, ne ritrasse questo spaccato di vita moderna.



Con " Concerto nei Giardini delle Tuileries ",Manet ,ispirato ancora dalla pittura spagnola, ritrae uomini e donne che affollano i giardini dell'imperatore : gli uomini in tight e pantaloni a righe e cilindro, eleganti e minimali,le donne, per lo più sedute su sedie di ferro battuto, con abiti, cappelli enormi ed elaborati parasole, immortalati nelle loro conversazioni e riflessioni,
Tra le originalità del dipinto, l'artista ci mostra un momento di quotidianità, seppur snob,con protagonisti persone comuni e celebri.
Infatti,Manet ritrasse molti dei suoi amici o colleghi come Charles Baudelaire ( 1821-1867 ), Henri de Fantin-Latour ( 1836-1904 ), il fratello Eugène ( 1833-1892 ) e se stesso.
Sedute, in primo piano, Madame Offenbach, moglie del famoso compositore e Madame Lejosne, moglie del comandante Lejosne ( uomo di cultura che riuniva nel suo salotto le menti più illuminate dell'epoca ), i cui lineamenti pesanti, riescono ingentiliti dalla veletta.
Proprio nel salotti di questi,Manet,conobbe Baudelaire.

" Per il perfetto bighellone,per l'osservatore appassionato,immensa è la gioia di eleggere domicilio nel numero,nel mutevole,nel movimento,nel fuggevole e nell'infinito."
 (  " Il Pittore della Vita Moderna " , C.Baudelaire )

 L'atmosfera luminosa e vivace attira lo spettatore,nonostante la staticità dei personaggi, un po' stereotipati, ne esce una sensazione di ritmo mobile, di brulichìo,di vita.
Successivamente il quadro venne esposto alla galleria di Martinet, dove i critici rimasero scandalizzati e disgustati da colori stridenti, che non rispettasse i canoni tradizionali, che non avesse come soggetto un evento storico o religioso, patriottico,un naufragio, una dea.

Oggi il dipinto è esposto alla National Gallery di Londra, e gli spettatori moderni possono ancora guardarlo, parteciparvi,quasi sentirne le voci, i brusii, scoprirne il movimento e le raffinatezze di quest'epoca che andava veramente verso la fugacità e l'infinito.





* Charles-Frederick Worth ( 1825-1895 ),celebre stilista.





Fonti :

" Manet ",G-Georges Lemaire,Art Dossier Giunti
"Impressionisti,biografia di un gruppo",Sue Roe,Editore Laterza.

sabato 8 novembre 2014

Septimia Zenobia e lo scontro con Roma

" Il suo viso era scuro e di una tonalità nera,i suoi occhi erano neri e intensi oltre ogni consuetudine,il suo spirito divinamente grande,e la sua bellezza incredibile.Così bianchi erano i suoi denti che molti pensavano che aveva perle al posto dei denti."
( Historia Augusta )


" L'Ultimo Sguardo della Regina Zenobia su Palmira " H.Schmalz


Era una città mitica quella di Palmira.
Così antica che secondo la leggenda le sue mura furono alzate per volere del re Salomone.Come uno di quei posti favolosi descritti nelle " Le Mille e una Notte ", si trovava in un'oasi nel deserto siro-arabico,posta a metà strada tra il Mediterraneo e l'Eufrate.
Splendida città,di grande floridezza,dovuta all'abbondanza di sorgenti,la cui acqua consentiva alle carovane la traversata nel deserto per giungere,cariche di merci,ai mercati siriani e romani.
Nel 29 d.C. l'imperatore Adriano assicurò una ampia autonomia a Palmira,pur nell'orbita di Roma : essa poteva definirsi un territorio neutro tra Roma e la Persia.
Colui che diede fasto e ricchezza a Palmira fu Septimio Odenato ( ?-267 d.C. ),discendente della famiglia dei Settimi,di origine araba,che ricevette la cittadinanza romana sotto Settimio Severo.
Grazie ai suoi servigi per l'impero romano,divenne re di Palmira e nel 263 associato all'impero.
Ma non è di lui che la storia romana e in particolare l' " Historia Augusta " ricorda,come di un personaggio singolare e temibile,bensì inverosimilmente,la sua seconda moglie,Septimia Zenobia ( 242-575 ).

Questa donna ambiziosa e intrepida,infatti,diede parecchio filo da torcere ai Romani,con le sue pretese di dominio,tanto da far rievocare il fantasma di Cleopatra.
Quando Odenato,nel 267, morì in una congiura di palazzo*,Zenobia salì sul trono come reggente per il figlio Wahballat.
Di grande sensibilità e di profonda cultura,la regina parlava latino,greco oltre molte lingue orientali,leggeva Omero e Platone e inoltre possedeva bellezza e fascino.
Si vantava di discendere dalla famiglia dei Tolomei,e in particolare da Cleopatra.Viveva in un fasto regale alla maniera dei Persiani;indossando un elmo cinto da un nastro viola,da cui pendevano,nella parte inferiore,preziose gemme;ma come un imperatore romano,presenziava alle assemblee pubbliche.
Ponderava clemenza e severità e usava vasellami e gioielli appartenuti all'antica regina d'Egitto.Ma se Cleopatra era stata tanto esperta nelle arti amatorie,tanto Zenobia era casta.
La sua corte era presenziata da eunuchi,ma anche filosofi ed intellettuali come il retore greco Cassio Longino,ministro e precettore dei figli.
Sotto di lei,Palmira,divenne una capitale che nulla aveva da invidiare a Roma.
Null'altro poteva desiderare Zenobia,tranne di avvicinarsi il più possibile al suo sogno;spinta dalla bramosia di conquista.
Roma le serviva da simbolo a cui contrapporre l'idea di un grande regno annettendo alla Siria l'Egitto e l'Asia Minore,in un periodo storico ( III sec.) in cui tutto si stava spostando verso l'Oriente,dove perfino alcuni imperatori avevano le loro origini e le loro radici culturali.
Qui,infatti si oppose l'antagonista della bella regina Zenobia,l'imperatore Lucio Domizio Aureliano ( 215-275 ).
Nato in Illiria,da umili genitori,Aureliano,fu eletto imperatore dalle legioni del Danubio nel 270.
Guadagnandosi il titolo di " restitutor ",si impegnò nel consolidamento del potere imperiale,risanando le finanze,ristabilendo ordine nell'esercito e nella sfera religiosa.
A lui il compito di fermare l'inarrestabile esercito dei Palmireni. L'indomabile Zenobia,approfittando della disgregazione delle provincie romane,conquistò parte dell'Asia Minore.
Questo scontro,che si verificò tra l'emula di Cleopatra e l'imperatore romano,viene a torto trascurato dai testi moderni;quando rappresentò invece,una delle prime avvisaglie della crisi del mondo antico.


" La Regina Zenobia di fronte ad Aureliano " ( 1717 ),G.Battista Tiepolo

Entrato in Asia Minore,Aureliano,riconquistò una dopo l'altra le provincie che Zenobia si era annesse.
Ma,nella prima battaglia,l'esercito romano restò disarmato davanti alla superiorità dei palmireni,che basavano la propria forza sulla cavalleria catafratta**,i famosi clibanarii,di derivazione persiana.
Allora Aureliano,da esperto stratega,finse una ritirata;l'esercito di Zabda,generale in capo di Zenobia,troppo affaticato dalle pesanti armature,rinunciò all'inseguimento. I romani passarono a loro volta all'attacco e vinsero.
Dopo quella di Dafne,ad Antiochia,ci fu quella determinante ad Emesa. Dopo una prima disorganizzazione,l'imperatore assaltò alle spalle i nemici disperdendoli.
A quel punto fu una carneficina.
Zabda e Zenobia si trincerarono nella capitale ( 272 ) e dopo un breve assedio,Aureliano entrò a Palmira,mettendola a ferro e a fuoco.
La bella regina scappò,a dorso di un cammello,nel deserto,cercando un disperato aiuto dai Parti;ma fu presa e fatta prigioniera.
Il bottino fu copiosissimo; soltanto il grande tempio del Sole ( Ba'l*** ) fu risparmiato e Zenobia stessa.
Non le risparmiarono tuttavia l'umiliazione di sfilare alla parata trionfale del vincitore.
Tramandano che avesse mani e piedi legati da catene d'oro e ricoperta di gemme da capo in giù.
Comunque la ex regina coraggiosa non ebbe la sorte della sua antenata; riconosciuta la sua saggezza
e intelligenza,l'imperatore le offrì alcuni terreni a Tivoli,vicino al palazzo che fu di Adriano.
Qui visse come una matrona romana,risposandosi con un senatore e ottenendo il permesso di dare le figlie in mogli a patrizi romani.

L'importanza di Palmira piano piano decadde; della sua bellezza,della sua floridezza e del suo temibile esercito che mise paura alla potenza romana,non ne rimase più niente,e anche il nome della sua terribile regina,dimenticato.



* Forse dalla stessa Zenobia.
** Armatura di ferro che copriva sia cavaliere sia il cavallo.
*** Cinquant'anni prima,il giovane Eliogabalo fu eletto imperatore proprio ad Emesa.



Fonti :

" Historia Augusta "
" Le Donne di Roma ",L.Marino,Newton Compton,1995
" Passioni,Intrighi,Atrocità degli Imperatori Romani ",F.Sampoli,Newton Compton

venerdì 24 ottobre 2014

" Mendel dei Libri ", Stefan Zweig

" Come un astronomo,tutto solo nella propria specola,scruta notte dopo notte attraverso il minuscolo obiettivo del telescopio le miriadi di stelle,le loro misteriose orbite,i loro intrecci errabondi,il loro spegnersi e riaccendersi,così da quel tavolino quadrato Jakob Mendel,attraverso le sue lenti,immergeva lo sguardo nell'altro universo,quello dei libri,anch'esso in eterna rotazione e in un continuo rigenerarsi,in quel mondo sovrastante il nostro mondo."


Fonte : http://www.adelphi.it/
Nel Maggio del 1933,in Germania,si verificò il Bücherverbrennungen,ovvero,quel che passerà alla storia come il " rogo dei libri ".
Con l'ascesa al potere di Adolf Hitler ( 1889-1945 ),anche l'ambito culturale del paese cambiò radicalmente.
Dalle scuole e dalle università furono espulsi i docenti " non ariani " o politicamente sgraditi al nazionalsocialismo,e,anche i libri di testo riformati.Quelli non corrispondenti all'ideologia nazista furono distrutti,per poter favorire il vero " spirito tedesco ".
Migliaglia di Hemingway,London,Zola,Einstein,Hesse,Brecht e altri autori,vennero dati alle fiamme.
Quella fu la morte della libertà,del pensiero,delle idee...L'uniformità aveva vinto contro l'unicità.
Anche le opere di Stefan Zweig ( 1881-1942 ),biografo e romanziere viennese,riconosciuto e acclamato,vennero date irrimediabilmente alle fiamme.
Erano passati solo quattro anni,da quando nel 1929,Zweig pubblicò proprio un racconto," Mendel dei Libri " un omaggio ai libri,alla cultura e alla comune sorte che esiste tra la vita di un libro e quella dell'uomo.

Nella Vienna del dopoguerra,un signore anonimo ( l'io narrante ),si rifugia dalla pioggia sferzante entrando al " Caffè Gluck ",tipico locale alla moda nell'Alserstrasse.
Riconosce il locale dove era stato ben vent'anni prima,anche se ammobiliato modernamente,e ricorda proprio come qui,aveva conosciuto l'uomo più famoso di tutta Vienna,l'ebreo galiziano Jakob Mendel,detto all'epoca " Mendel dei Libri ".
E inizia la rievocazione di questo Jakob Mendel,un vero miraculum mundi,venditore a domicilio di libri,che riusciva grazie alla sua prodigiosa memoria,a ricordare le trame,i temi,la pubblicazione,il luogo di edizione,i prezzi di tutti i libri stampati da che esisteva la stampa," un preistorico biblio-sauro di una razza ormai in via d'estinzione."
Un elenco-umano o per alcuni un mago,un sensale dei libri,meraviglioso ausilio per studenti,bibliotecari,
aristocratici collezionisti.
E il suo ufficio era il " Caffè Gluck ",dove riceveva clienti sempre chino e fisso sui libri,incurante del mondo e del denaro.

" Perché lui leggeva come gli altri pregano,come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto,storditi;il suo rapimento quando leggeva era così commuovente che,da allora,il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano."

Ma con l'avvento della Prima Guerra Mondiale,si ritrovò in un equivoco quanto mai stupido e inverosimile.
Accusato di spionaggio,venne portato in un campo di internamento.Senza i suoi amati libri,i suoi occhi si aprirono per la prima volta alla realtà,diventando testimone deggli orrori perpetuati dalla razza umana.
Dopo due anni,grazie ad amicizie altolocate,Jakob Mendel,ritornò a Vienna,ma non seppe più leggere; la sua memoria prodigiosa svanita; " Mendel non era più Mendel, come il mondo non era più il mondo", morendo povero e dimenticato.

S.Zweig
Dietro questo breve e intenso racconto,Zweig,ci spiega come la devozione e l'amore per i libri,rappresentano
un bene prezioso per l'intera umanità,poiché diventano testimonianze e diffusione di quei valori di rispetto,dignità e soprattutto unicità;tanto cara all'autore : " l'unicità diventa ogni giorno più preziosa in questo mondo che irrimediabilmente va facendosi sempre più uniforme."
La cultura e la memoria ( anch'essa veicolo di progresso nell'arte e nel sapere ) continuamente invise e combattute dalle dittature,dalle violenze,per la loro potenza e capacità di aprire le menti e il cuore chiuse dall'ignoranza e dalla sottomissione.
E si presenta qui l'eccezionalità di Jakob Mendel,un personaggio in bilico; non un eroe,non un fallito,ma un comune uomo innocente,e come il narratore,anche noi,se prima eravamo rimasti incantati dalla sua magia,poi  con l'affacciarsi della realtà,anche il nostro " telescopio per contemplare il mondo dello spirito andò in frantumi."
La vita di un libro non è così ben diversa da quella di un uomo :


" ...i libri si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall'inesorabile avversario di ogni vita : la caducità e l'oblio."






Ebook :

" Mendel dei Libri ",S.Zweig,Adelphi eBook,2011

Per chi volesse approfondire la letteratura e i temi inerenti allo stesso periodo storico consiglio di leggere " La Melodia di Vienna "  ,dello scrittore ceco Ernst Lothar Müller ( 1890-1974 ),amico proprio di Zweig.

venerdì 17 ottobre 2014

" Washington Square " , Henry James

" Ma per quale ragione al mondo non vuole sposarsi?
Già,perché? Sospirò la signora Penniman.E poi - aggiunse come accorgendosi della inadeguatezza della sua risposta :
Ma voi non dovete disperare! Tornerete,non è vero?
Tornare? Misericordia! - E Morris Townsed si precipitò fuori,lasciando la signora Penniman sbalordita.
Nel frattempo Catherine,nel salotto,ripreso in mano il suo lavoro,si era seduta - davvero per sempre."


" Washington Square Park " ( 1908 ) , W.J.Glacken


Nel 1880 Henry James ( 1843-1916 ),il primo grande espatriato americano,pubblicò uno dei suoi primi grandi romanzi," Washington Square ",anticipazione di quel che sarà il suo capolavoro," Ritratto di Signora".


Ambientato a Washington Place; la non bella,ma buona e semplice Catherine,figlia del ricco e affermato medico dottor Sloper,si innamora del giovane e bello Morris Townsend,che si rivela un avventuriero;che mira in realtà al suo denaro e alla sua eredità.Ma il matrimonio non avviene a causa della disapprovazione del dottore che fiuta un pericolo per il suo patrimonio.Townsend stancato dall'infruttuoso passare del tempo lascia alfine la giovane.
Catherine scopre di essere stata ingannata e abbandonata dal suo amato e non solo,disprezzata anche dal padre per il suo sciocco amore.Rimane nubile a vita,ma non vinta.

Per il romanzo si dice che James si sia ispirato alla vita dell'attrice inglese Fanny Kemble ( 1809-1893 ), sua amica e personaggio di spicco nella seconda metà dell'Ottocento.
Se da una parte la trama risulta già vista e ampiamente sviluppata in altre opere,i temi affrontati dall'autore evincono tutti i particolari unici della sua narrativa.
Innanzitutto l'ambientazione,Washington Square,cuore dell'allora quartiere residenziale della solida borghesia preofessionale e commerciale;delle ottime conoscienze e delle regole della buona società che lo scrittore conosceva benissimo,poiché vi aveva trascorso l'infanzia :

" Essa possiede una specie di tranquillità che non è frequente negli altri quartieri della grande,rumorosa città; ha un aspetto più maturo,più ricco,più nobile,di tutte le altre ramificazioni superiori della strada longitudinale - l'aspetto di un luogo che ha avuto una storia sociale."

dove il denaro affluisce e distrugge,senza salvezza,sia il dottor Sloper,preoccupato delle proprie ricchezze,sia Morris Townsend,cacciatore di dote,entrambi egoisti e ottusi.
Soltanto Catherine,pur nella sua drammaticità,affranta e illusa, nella risoluzione alla rinuncia alla vita,non viene corrotta,ma anzi assistiamo alla sua evoluzione,da personaggio quasi marginale,di cui conosciamo solo qualche sentimento o pensiero,a personaggio principale ed eslusivo del libro;agisce e rivendica pur nei suoi silenzi e nella sua immobilità che diventa determinazione.

" L'Ereditiera" ( 1950 ) del regista W.Wyler.Qui l'attrice Olivia de Havilland,che ricevette l'Oscar per la meravigliosa interpretazione di Catherine Sloper.


" No,non sono in collera.La collera non dura per anni.Ma ci sono altre cose.Impressioni che durano,quando sono state tanto forti.Ma non posso parlare."

James si rivela un profondo conoscitore dell'animo femminile,un pioniere del realismo psicologico,nel quale superò tutti i suoi maestri,Hawthorne,George Eliot,Flaubert,per la sottile delicatezza con cui seppe analizzare e riprodurre il fluttuare della coscienza,i più piccoli turbamenti e moti.







Libro:

" Washington Square ",James,Editore Newton&Compton,1998


venerdì 10 ottobre 2014

" Campo di Grano con Corvi ", il dramma di Van Gogh

" Mi sono rimesso al lavoro,anche se il pennello mi cade quasi di mano,e sapendo perfettamente ciò che volevo,ho ancora dipinto tre grandi tele*.Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati,e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza,l'estrema solitudine."

( Lettera a Theo,metà luglio 1890 )






" Campo di Grano con Corvi " è tra gli ultimi quadri di Vincent Van Gogh ( 1853-1890 ),dipinto pochi giorni prima della sua morte.E' tra i più famosi,ma non certamente il più amato,vista,quella sensazione di ansia e angoscia che traspare dall'opera e attanaglia l'animo dello spettatore e svela tutta l'esistenza drammatica dell'artista,portandola nel punto più alto.Era il 1890.


Ad un anno dal suo ricovero ( 1889 ),Vincent Van Gogh,che da molto tempo soffriva di attacchi epilettici** e allucinazioni,da cui scaturivano atti di violenza; il sedici Maggio 1890,partì alla volta di Parigi,per una breve tappa sulla via di Auvers-sur-Oise,nella regione dell' Île-de-France.
Auver-sur-Oise era dal XIX secolo uno dei posti preferiti dagli artisti.Molti,tra cui Cézanne,Daubigny,Corot,
Pissarro,furono ispirati dai suoi paesaggi pittoreschi.
Per Van Gogh significava questo,e riposo e aria buona.

 " Ora cerco di guarire come uno che,volendo suicidarsi,trova l'acqua troppo fredda e cerca di aggrapparsi al bordo." ( Lettera a Theo,10/09/1889 )

Proprio qui conobbe il dottor Paul Gachet ( 1828-1909 ),medico e collezionista d'arte,che lo prese sotto cura.
Fu un perido di grande serenità e una ritrovata felicità artistica per l'artista votato da sempre alla drammaticità,prima come fanatico missionario,poi,a trant'anni,la svolta pittorica.
Infatti all'esposizione degli Indépendants***,a Bruxelles,alcune delle sue opere di Arles e Saint-Remy ricevettero i primi apprezzamenti e riconoscimenti,anche da parte di colleghi come Monet,Pissarro,Gauguin.
Anche la sfera familiare andava per il meglio : il fratello Theodorus ( 1857-1891 ) si era sposato e aveva avuto da poco un figlio,Vincent.
Tutte le forze di Van Gogh dipendevano da questo momento.
Ma accadde l'inevitabile.
Theo,mercante d'arte,si trovò in collisione con i suoi principali,i quali non condividendo le sue opinioni sull'arte contemporanea,gli tolsero la fiducia;inoltre la moglie e il figlio si ammalarono gravemente.
Vincent andò a Parigi,ma lungi dall'essere rasserenato,si trovò con i soliti turbamenti dovuti dal suo senso di colpa nei confronti dell'affettuoso e generoso fratello,unica sua fonte di sostentamento e amore.
Tornò a casa,riprendendo a dipingere.

Ispirandosi alla campagna di Auvers,eseguì un campo di grano desolato con al centro un sentiero senza ritorno da cui si stagliano corvi neri in un cielo blu-nero,forse una manifestazione di una tempesta.
Nonostante ritorni il famoso accoppiamento giallo-blu,esso ha perso ogni nota gioiosa,ogni leggerezza e luminosità.
La tela è dominata da un'atmosfera cupa,carica di presagio,tesa;i colori stesi con una pennellata carica,franta e spigolosa.
Il dipinto non è altro che una proiezione del suo stato d'animo sulla realtà,un grido di inquietudine,dolore e sofferenza.Se per gli Impressionisti la natura rappresentava un luogo felice e ricco di attrattive,per Van Gogh la natura è una matrigna crudele che non lascia scampo.E i corvi diventano simbolo di disturbo,follia.
Si evince tutto il dramma esistenziale dell'autore.

Vincent Van Gogh


Terrorizzato di divenire preda di nuovi esaurimenti nervosi e stanco della sua povera vita,gravosa per tutti; si sparò un colpo di rivoltella al petto,nei campi,il ventisette Luglio 1890.
Ferito,ma cosciente,riuscì a ritornare a casa dove chiamò il dottor Gachet,con il quale tempo prima aveva rotto l'amicizia,morendo due giorni dopo davanti a Theo,subito accorso.

" Niente lacrime,l'ho fatto per il bene di tutti."

Lo stesso Theo morirà meno di sei mesi dopo.Non riuscirà mai a vedere la grande mostra che gli Indépendants realizzarono,in onore di Vincent,nel 1891; riproponendo dieci delle sue più belle opere,riscuotendo un successo senza precedenti.
L'esistenza di Van Gogh era finita,la sua fama stava appena iniziando.


" Costui o diventerà pazzo,o ci farà mangiare la polvere a tutti quanti.Se poi farà l'uno e l'altro,non sono in grado di prevederlo." Camille Pissarro.







* " Paesaggio con Cielo Tempestoso" e " Il Giardino di Daubigny."
** Van Gogh soffriva di psicosi epilettica.Il fratello Theo morì di sifilide.
*** La " Société des Artistes Indépendants " era una associzione nata nel 1884 e nacque dalla volotà di proporre tutte le opere che non venivano accettate al " Salon Officiel ".Era completamente indipendente dalle istituzioni ufficiali rispetto al " Salon des Refusés ".





Fonti :

" Van Gogh ",Rizzoli


martedì 30 settembre 2014

" Un Pittore di Paesaggi ", Henry James

" Ricorderete come,una dozzina di anni fa,parecchi nostri amici rimasero stupiti alla notizia della rottura del fidanzamento fra il giovane Locksley e Miss Leary ? Il fatto all'epoca fece scalpore.
Entrambe le parti avevano di che vantarsi : Locksley della ricchezza,ritenuta enorme,e la giovane della bellezza che era invero straordinaria.
Il fidanzato,a quanto ne sapevo,si compiaceva di paragonarla alla Venere di Milo; e,davvero,se vi riesce d'immaginare la dea mutila con gli arti al completo,abbigliata da Madame de Crinoline,mentre spettegola sotto il lampadario,vi sarete fatti una vaga idea di Miss Josephine Leary. "


" Marguerite Gachet nel Giardino " ( 1890 ),V.Van Gogh


Tra un classico e l'altro mi capita spesso di leggere racconti brevi,o inediti di grandi autori.Libricini poco conosciuti,ma fondamentali per conoscere il percorso letterario degli stessi.
Ultimamente ho letto questo racconto di Henry James ( 1843-1916 ), " Un Pittore di Paesaggi ",pubblicato nel 1886 sulla rivista statunitense di cultura " Atlantic Monthly ".
Mai è apparso nella celeberrima " Complete Novels and Tales of Henry James ".


Un giovane abbastanza ricco di nome Locksley,rompe il suo fidanzamento con la bellissima Miss Leary,a causa dell'infedeltà di quest'ultima.
Locksley amareggiato,parte alla volta di Chowderville,dove,pittore dilettante,può favorire la sua vena artistica tra campagna,oceano,cieli azzurri.
Conosce un vecchio capitano,Richard Quarterman e sua figlia Miriam,che lo ospitano nella propria casa.
Piano paino,il pittore comincia ad aprezzare la vita semplice e genuina del posto,in contrapposizione con la società mondana e frivola di New York.Si innamora anche della bella Miriam,apparentemente laboriosa e fresca,non rivelandole mai di essere un uomo ricco.
La chiede in sposa e la giovane accetta.A felicità raggiunta,Locksley rimarrà beffato e disilluso...

Il racconto si presenta sotto forma di diario,genere poco frequente nelle opere dell'autore; dove un anonimo narratore espone il verificarsi dei fatti,accaduti anni prima,grazie al  ritrovamento di un  taccuino,appartenente ad un suo amico,che sarà poi,l'io narrante,ovvero Locksley.
Anche l'arte pittorica,di cui lo scrittore aveva un particolare interesse,da vita a splendide descrizioni e ritratti.
Pur essendo uno dei primi scritti del giovane Henry James, " Un Pittore di Paesaggi ",racchiude molti temi che diverranno centrali nei capolavori; come una sorta di bozza preparatoria.
Il denaro,è motore pulsante della società ottocentesca,sia nelle alte sfere che,nei ranghi più bassi e il conseguente matrimonio di convenienza ( come non ricordare l'Isabel Archer di " Ritratto di Signora " ) è un contratto sociale,fatto puramente di inganni e disillusioni.
Disullusione raccontata qui con ironia,sulla bizzarra vicenda del povero e ingenuo Locksley.Questa ironia scomparirà definitivamente nelle opere successive di James,per lasciare spazio alla rassegnazione e una visione del mondo più drammatica.




Libro :

" Un Pittore di Paesaggi ",Henry James,Sellerio Edirore Palermo,1998

giovedì 25 settembre 2014

" Festa Mobile ",il romanzo d'addio di Hemingway

" Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane,dopo,ovunque tu passi il resto della tua vita,essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile."
 ( E.Hemingway a un amico.1950 )

"At the Bar " ( 1920-29 ),Jean Louis Marcel Cosson



Il ventitré Aprile 1961 Mary Hemingway,sventò il primo tentativo di suicidio del marito. 
Ernest Hemingway ( 1899-1961 ),già da qualche anno soffriva di depressione,allucinazioni e nevrosi.La sua mente così ricca di pragmaticità e vivacità,non gli permetteva di buttare giù,sulla carta bianca,nemmeno più un rigo.
E' incredibile pensare come un uomo come Hemingway,robusto,sportivo e gioviale,dovette subire sedute di elettrochoc;tanto la sua mente era sconvolta.
Eppure sette anni prima aveva cominciato un libro,diverso dai precedenti : non c'era la guerra,i toreri,il mare,i boxer,ma lui,Hemingway.
Non comunque l'Hemingway scrittore pluripremiato,amico dei divi di Hollywood,l'appassionato sportivo,ma un giovane di venticinque anni,caparbio,ironico,a volte scorbutico,giornalista con prospettive di romanziere; nella Parigi cosmopolita degli anni '20.E' un'opera poetico-memorialistica zeppa di ricordi,sensazioni,episodi,incontri con i grandi personaggi dell'epoca,profumi e sapori di una capitale francese mondana e artisticamente attiva.
L'autore lo lascerà incompiuto.
Una bella mattina del due Luglio dello stesso anno,Hemingway si suiciderà con uno dei suoi fucili,ponendo fine alla sua logorante malattia.Il romanzo vedrà la pubblicazione solo nel 1964.
Il titolo," Festa Mobile ",verrà consigliato da un amico dello scrittore.vista la frase che compariva sul frontespizio del libro.

" A volte le piogge fredde e sferzanti la respingevano [ primavera ] tanto da darti l'impressione che non sarebbe mai venuta e che avresti perso una stagione della tua vita. "

Gli anni raccontati sono quelli che vanno dal 1921 al 1926,quando Hemingway,corrispondente del "Toronto Star " si recò a Parigi insieme alla moglie Hadley e il primo figlio Bumby.
Relativamente povero,ma con alcune conoscenze,riesce ad entrare nella società culturale parigina.
E ci porta attraverso i café,i ristoranti,le corse dei cavalli,le strade polverose e quelle eleganti della capitale;i suoi profumi e l'odore dei cibi.
Quest'opera non solo ci fa respirare la vita difficile e felice di quegli anni;ma anche lo sviluppo lavorativo dell'autore : il passaggio da giornalista a scrittore,l'amore per i libri ( in particolare la letteratura russa ),il suo metodo : scrivere alle prime luci del giorno,nei café,possibilmente senza essere disturbato, togliere dalle frasi qualsiasi voluta o fronzolo,usando un linguaggio semplice e sincero,non vuotando mai del tutto " il pozzo della fantasia ",per lasciarlo riempire,poi,il più velocemente.
E mentre l'opera prosegue,assistiamo alla realizzazione di quel che sarà il suo primo libro,"Fiesta ".

Passaporto di Hemingway,1923


Ne seguiamo passo dopo passo il suo corso,le sue battute d'arresto e gli spunti originali.
Quel che lo rende però affascinante e degno di essere letto e conosciuto sono soprattutto le descrizioni,preziosissime,degli incontri con i grandi artisti e intellettuali contemporanei.
In una carrellata vengono evocati Sylvia Beach ( 1887-1962 ),la disponibile proprietaria della libreria " Shakespeare e Co " ,il serioso e già affermato James Joyce ( 1882-1941 ),sempre dedito alla famiglia,il particolare scrittore inglese Ford Madox Ford ( 1873-1939 ),l'amico Ezra Pound ( 1885-1972 ),poeta e uomo generoso e protettore degli emergenti come T.S.Eliot,la grande amicizia con Gertrude Stein ( 1874-1946 ),mentore per tutti gli scrittori e pittori che si riunivano nella sua abitazione al 27 di rue de Fleurus.
Amicizia determinante per la carriera lavorativa di Hamingway;che lo aiutò a liberarsi dagli schemi del romanzo modello :

" ... e i critici che la conobbero [...] presero in parola anche gli scritti che non capivano a causa dell'entusiasmo che provavano per lei come donna,e per la fiducia che nutrivano nel suo giudizio. "

Colei che con quella frase fondò non solo una scuola di pensiero,ma uno stesso modo di vivere :

" Ecco che cosa siete.Ecco che cosa siete,voialtri - disse la signorina Stein.Tutti voi giovani che avete fatto la guerra.Siete una generazione perduta."

" ...Pensai che tutte le generazioni erano perdute da qualche cosa e lo erano sempre state e sempre lo sarebbero state."

A tal proposito,Hemingway,regala ben tre capitoli ad uno dei più grandi protagonisti di inizio '900,Francis Scott Fitzgerald ( 1896-1940).E ce lo presenta in modo poetico,amico dalla grande genialità e generosità,dalle visioni lungimiranti,dal linguaggio e dalla creatività estremamente moderni;devastato soltanto dall'alcool e dalla gelosia della moglie Zelda.

" Voleva che leggessi il nuovo libro,Il Grande Gatsby [...]A sentirlo parlare,non avresti mai capito quant'era buono,solo che lui,aveva nei confronti del suo libro il riserbo che hanno tutti gli scrittori non presuntuosi quando sono riusciti a fare qualcosa di molto bello [...] "

In questo lungo ritratto,l'autore,rivela tutta la sua stima e il rispetto per questo scrittore dalla sorte così comune alla sua.

L'amore per la moglie Hadley e Parigi,svaniscono in questa breve stagione, e sale tutta la nostalgia,il rimpianto di quando si era poveri ma felici,di quando si era giovani,attaccati alla vita,ricca di nuove esperienze e nuove illusioni,di quando tutto era possibile.Quel tutto si era esaurito nel Hemingway del 1961.
Un romanzo d'addio,che è un capolavoro per noi mai sazi di amore per la letteratura.

" Per Parigi non ci sarà mai fine e i ricordi di chi ci ha vissuto differiscono tutti gli uni dagli altri.Si finiva sempre per tornarci,a Parigi,chiunque fossimo,comunque essa fosse cambiata o quali che fossero le difficoltà,o la facilità con la quale si poteva raggiungerla.Parigi ne valeva sempre la pena e qualsiasi dono tu le portassi ne ricevevi qualcosa in cambio.Ma questa era la Parigi dei bei tempi andati,quando eravamo molto poveri e molto felici."







Libro :

" Festa Mobile ",E.Hemingway,Oscar Mondadori

mercoledì 17 settembre 2014

" Mrs Christopher Horton poi duchessa di Cumberland " di Thomas Gainsborough

" Estremamente graziosa, molto ben fatta, con gli occhi più affascinanti del mondo e ciglia lunghe. "
Horace Walpole ( 1717-1797 )




Il ritratto è sicuramente il genere artistico che preferisco,rispetto al paesaggio e alla natura morta, poiché mi da la possibilità di scoprire personaggi storici più o meno influenti, intellettuali, scrittori, muse ispiratrici; dalle storie degne di nota o comunque di essere raccontate.
In questo dipinto muliebre,sensuale e delicato, opera di Thomas Gainsborough ( 1727-1788 ), tra i massimi rappresentanti delgenere del ritratto inglese, cela le fattezze  di una donna che nella seconda metà del Settecento mise in subbuglio tutta l'Inghilterra,tirando in ballo Parlamento e re.


Anne ( 1743-1808 ) era la figlia maggiore di Simon Luttrell di Luttrellstow, politico inglese di origine irlandese.
Anne era di una bellezza meravigliosa, amabile civetta dal fascino esclusivo e dai famosi occhi ammalianti. Abile nella seduzione come Cleopatra e molto vivace sentimentalmente;come la descrivono i cronisti dell'epoca, tra cui l'acuto osservatore Horace Walpole.
Nel 1765 andò in sposa a Christopher Horton di Cotton Hall, niente di più di uno scudiero, di cui si sa poco, tranne che fosse proprietario di una grande tenuta.
Sembrerebbe la storia di qualsiasi donna del suo tempo, tranne quello che venne dopo.
Dopo alcuni anni, Anne rimase vedova, ma venne subito notata da Henry Frederick duca di Cumberland ( 1745-1790 ) un don giovanni incallito e fratello del re d'Inghilterra Giorgio III ( 1760-1820 ), passato alla storia, in seguito, per il suo squilibrio mentale.
Si sposarono in segreto nel 1771, e la loro unione non fu accolta con il beneplacito del re, dato il basso lignaggio della pur incantevole donna.
Che il fratello del re prendesse in moglie una donna di ceto inferiore provocò un enorme trambusto, tanto che un anno dopo l'affaire, il Parlamento emanò una legge," La Royal Marriages Act ", dove il sovrano aveva il potere di approvare o no, per suoi discendenti, un matrimonio.
Tutto ciò contro l'eventualità che una unione indesiderata potesse influenzare la successione al trono o abbassare lo status della casata reale. Questa legge fu applicata anche in tempi recenti.



Il dipinto in questione,fu però realizzato nel 1766, un anno dopo lo sposalizio di Anne con Mr Horton.
Anne aveva ventitré anni, nel pieno della sua bellezza e Gainsborough ( che aveva già ritratto bellezze del tempo come Georgiana Cavendish ) ne enfatizza ancor di più le sue grazie.
 La stessa donna emana un'atmosfera radiosa e diafana.
Ed è il volto ad ipnotizzarci, il suo candore e l'armonia dell'ovale perfetto, la testa leggermente reclinata di lato con le gote rosate e gli occhi profondissimi.
Il vestito e il velo ornano il suo bel corpo e viso rimandando l'immagine di una donna eterea,di una seduzione e fascino potenti.
Anne fu ritratta da altri artisti tra cui Joshua Raynolds ( 1723-1792 ),ma Gainsborough ha portato la donna nel punto più alto della sua bellezza.




Fonti :
" National Gallery of Irland ".






giovedì 11 settembre 2014

" Il Vecchio e il Mare ",Hemingway

" Ma l'uomo non è fatto per la sconfitta,l'uomo può essere ucciso,ma non sconfitto. "



Questo breve romanzo è uno degli ultimi che lo scrittore ultimò.Fu pubblicato sulla famosa rivista " LIFE ",
riscuotendo un successo senza precedenti,e favore sia da parte dei lettori sia dalla critica.Era il 1952.
Ernest Hemingway ( 1899-1961 ) sopravvisse solo per altri nove anni.E nel " Il  Vecchio e il Mare " si sente come non mai tutta l'ultima parte di vita del grande autore americano : i suoi ricordi,le sue passioni,la sua malinconia e i primi segni di cedimento fisico e psicologico,le ultime riflessioni sull'esistenza,tanto da risultarne il testamento letterario e morale.


La trama poggia le basi sul pescatore e l'ambiente che lo circonda.
E' la storia del vecchio pescatore,Santiago, " tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti ",solitario,povero,stanco e per di più sfortunato nella pesca da ben ottantaquattro giorni.
Rincuorato dal giovane amico Manolin,Santiago riprende il largo verso la corrente del Golfo per pescare ancora.Con tutte le forze che gli rimangono riesce a prendere un grosso pesce,un marlin.
Ma la lotta contro questo pesce grande e dignitoso che non vuol morire dura ben tre giorni e tre notti.
Dopo aver vinto sul marlin,il vecchio non riuscirà a vincere però contro i pescecani,che pezzo dopo pezzo,porteranno via il suo trofeo.Ne rimarrà solo la testa e la coda.Santiago ritorna nel villaggio,sconfitto ma incoraggiato dal fiducioso Manolin a continuare nonostante tutto.

" - Mi hanno battuto,Manolin - disse - Mi hanno proprio battuto.
- Ma non ti ha battuto lui.Il pesce. "

Dopo la pubblicazione,Ernest Hemingway,entrò nell'Olimpo della letteratura,vincendo il premio Pulitzer nel '53 e il Nobel nel '54.Tutta l'eccezionalità di questo romanzo pluripremiato sta nelle impressioni e riflessioni in soliloquio del pescatore Santigo; che rimandano naturalmente,alla vita dello stesso autore,in una sorta di autobiografia.La passione per la pesca,la caccia,il baseball,ricordi di viaggi :

" Si addormentò presto e sognò l'Africa quand'era ragazzo e le lunghe spiagge dorate e le spiagge bianche [...] e continuò a sognare per vedere i picchi bianchi delle isole che sorgevano dal mare e poi sognò i porti e le rade delle isole Canarie.
Non sognava più tempeste,né donne,né grandi avvenimenti,né grossi pesci,né zuffe,né gare di forza e neanche di sua moglie.
Ora sognava soltanto luoghi,e i leoni sulla spiaggia. "


La Famiglia Hemingway con alle spalle alcuni marlin


La disperata lotta del vecchio per uccidere il pesce e poi per difenderlo diventa irrimediabilmente lotta per l'esistenza,dell'uomo che,per raggiungere il suo scopo usa tutte le sue forze fisiche e psichiche e che,anche nelle avversità non è ucciso,perché di tanta fatica ne è valsa la pena.Questa è la vita.
Manolin che corre incontro a Santiago,ritornato dall'avventura,è la speranza;tutto si può ritentare.
E il mare e il marlin non sono rivali o nemici da combatter ma benevole bellezze degne di rispetto e dignità che portano all'uomo una autentica e sublime immedesimazione con la natura che ci fa cogliere il lato umano,poetico e immortale di Hemingway.


mercoledì 3 settembre 2014

Le Rose di Eliogabalo

" Eliogabalo sommerse i suoi ospiti,sdraiati sul triclinio mobile,con viole e altri fiori,così che alcuni,non riuscendo a liberarsi,morirono soffocati. "

( " Historia Augusta " XXIX Libro )


" Le Rose di Eliogabalo " ( 1888 ) L.Alma-Tadema


E' un fatto storico curioso,affascinante e crudele.Una delle tante stravaganze o nefandezze di un imperatore romano che gli storici latini avrebbero voluto dimenticare;che fece di Roma la " cloaca del mondo ",dove lussuria,nequizia ed edonismo regnavano sovrane.Questa fu l'età di Eliogabalo.


Sesto Vario Avito Bassiano,fu il primo imperatore romano di origine asiatica,discendente di Settimio Severo,sacerdote del Dio del Sole ( El-Gabel ),detto quindi Eliogabalo.
Salì al potere a quattordici anni ( 218-222 ),in un periodo di grande confusione politica : era bello,prestante,anche se di una bellezza raffinata,quasi femminea,amava vestirsi di abiti sacerdotali di seta,tessuto poco avvezzo ai romani,con un'alta tiara sul capo,e poi collane e braccialetti di inestimabile valore;usava spargere fiori di gigli,viole,giacinti sopra i banchetti,divani e passeggiare sopra di essi.
Coltivava una corte fatta di mimi,bellerine,musici,eunuchi,in un profluvio di riti orientali,profumi,licenziosità.
Voleva fare di Roma un vero e proprio regno orientale,in tutte le sue forme politiche e religiose.
Tra le varie eccentricità di questo depravato imperatore, l' " Historia Augusta " ricorda un avvenimento che ebbe dello spettacolare,ma che allo stesso tempo si rivelò drammatico.

In uno dei suoi sontuosi banchetti,Eliogabalo,fece scivolare dall'alto,attraverso dei pannelli reclinabili,
innumerevoli fiori,così numerosi e profumati,che alcuni ospiti morirono soffocati,poiché non riuscirono a liberarsi,presi anche dal panico.
Verità o leggenda,questo rivelava le mollezze e le perversioni alle quali la società romana si era spinta e il suo presto declino.
Nel 1888,in epoca vittoriana,il pittore inglese d'adozione,Lawrence Alma-Tadema ( 1836-1912 ) riportò in vita quell'episodio.
Alma-Tadema da sempre famoso nel saper ricreare la bellezza dell'antica Roma,attraverso la piacevolezza e la sensualità dei suoi ambienti urbani,fece un accurato studio storico.
Infatti nella seconda metà del XIX secolo,ci fu un " risveglio " culturale per la storia romana,in particolare l'Inghilterra guardava con grande nostalgia all'antico;dovuto alle continue scoperte archeologiche e un nuovo approccio nei confronti dei suoi protagonisti.In effetti l'attenzione non era più rivolta per le loro virtù o lugimiranze politiche o militari,quantunque alle loro debolezze e follie.
Da qui nasce una delle opere più celebri dell'artista : " Le Rose di Eliogabalo " .

In una atmosfera di sensualità ed edonismo,si mostrano in primo piano gli ospiti del banchetto,elegantemente vestiti,ricoperti già da petali di rosa,che coprono gran parte del dipinto.In secondo piano vi sono una suonatrice di flauto doppio,cinta con una pelle leopardata,forse una mènade e in fondo si staglia verso il cielo,la statua del dio Dioniso insieme all'amante Ampelo, ( statua che si trova oggi ai Musei Vaticani ) e sul triclinio il protagonista-spettatore,l'imperatore Eliogabalo,col diadema e la veste dorata,mentre accenna un sorriso,accanto alla nonna Giulia Mesa e la corte composta da alcuni amanti,la moglie e la madre Giulia Soemia.



La bellezza,i colori vivaci e la grandiosità del quadro oltre al momento colto dall'artista carico di voluttà e raffinatezza,quasi fanno dimenticare quel che dovrà accadere di lì a poco agli sfortunati ospiti.Eppure guardando bene qualcosa ce lo rammenta.
Il melograno che appare nella mano della giovane donna in basso a destra,è simbolo di morte ( ricorre insieme a Proserpina o Gesù Cristo ) e le rose.
L' " Historia Augusta " non parla di rose,ma soltanto di viole e altri fiori.Alma-Tadema lì sostituì con petali di rose perché questo fiore per i vittoriani rappresentava la bellezza,la sensualità e corruzione e morte.

In questo grande capolavoro che serve a mostrare l'amore per l'antico e la decadenza imperiale romana,
unisce inoltre quel gusto,simbologia e raffinatezza tipica  di quel mondo vittoriano,anche questo vicino al suo declino.






Fonti :

" Passioni,Intrighi,Atrocità degli Imperatori Romani ",F.Sampoli,Newton Compton Editori,2007
" Alma-Tadema ",E.Querci,Art Dossier Giunti



lunedì 25 agosto 2014

" Chéri ",Colette

" Nello specchio ovale una vecchia ansante ripeté il suo gesto,e Léa si chiese che cosa potesse avere in comune con quella vecchia pazza.
Chéri riprese a camminare verso la strada,aprì il cancello e uscì.
Sul marciapiede abbottonò il cappotto per nascondere la camicia sgualcita. Léa lasciò ricadere la tenda.Ma ebbe ancora il tempo di scorgere Chéri che alzava il capo verso il cielo primaverile,verso i castagni carichi di fiori,ebbe ancora il tempo di vedere che,riprendendo a camminare,gonfiava il petto respirando a pieni polmoni,come un evaso. "



" La Fine del Ballo",R.de Egusquiza


Ebbene si,in questa strana estate mi sono ammantata delle atmosfere della " Belle Epoque "; quella raccontata da Colette ( 1873-1954 ) nel breve romanzo " Chéri ".
Pubblicato nel 1920,suscitò subito un enorme scandalo,come quelli a cui aveva abituato la Francia la sua autrice.
Sidonie-Gabrielle Colette,infatti,dalla vita alquanto turbinosa e vivace,aveva all'attivo tre matrimoni,una relazione con una donna( Mathilde de Morny ),foto discinte,attrice di music-hall,un istituto di bellezza e feconda scrittrice.Un personaggio insomma originale e amato,tanto da essere stata la prima donna ad avere funerali di Stato.

Ambientato in Francia,nel 1912,Léa,cortigiana del gran mondo,matura ma ancora bella,si innamora del giovane Fred Peloux,figlio di una amica,chiamato col vezzeggiativo femminile di Chéri.
Dopo una lunga relazione,Chéri decide di sposarsi con una bella e ricca Edmée.Ma Chéri è un essere crudele,egoista,viziato come una demi-mondaine e quasi per capriccio e ritrovare quella forte intensità e attrazione come una volta.vive un'ultima notte d'amore con l'amante.
Ma è solo una disillusione per Chéri,che non trova nelle braccia di Léa leggerezza e calore,ma gelosia e possessione.Léa capisce che gli anni più belli sono ormai sfioriti.

Colette
Si tratta di un libro a tratti noioso : poca ambientazione,pochi personaggi e pochi fatti,ma da apprezzare l'analisi psicologica che fa della società e dei suoi personaggi Colette.
Una società cinica,indolente,apatica,un quotidiano scandito di visite,ore del thé,pettegolezzi e sane dormite;
non produttiva quindi parassita,ancorata ad una epoca disillusa e in declino.
Colette scava nell'intimo della protagonista,che passa da un amoretto leggero ad una passione vera che sormonta le regole morali.
Una introspezione nel cuore femminile,mirata a descrivere le speranze e l'avventatezza della giovinezza e la realtà della vecchiaia : due mondi di difficile comunicazione.





Libro :

" Chéri ",Colette,Newton e Compton Editori,1995





mercoledì 20 agosto 2014

Il nostro patrimonio,la Basilica di San Salvatore

" Il maggiore monumento spoletino dell'antichità."
  Giuseppe Sordini ( 1853-1914 ),grande archeologo e critico d'arte.




Nemmeno una settimana fa,tutte le televisioni hanno riportato la notizia del rapimento di un prestigioso quadro del Guercino ( 1591-1666 ),la " Madonna con i Santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo",nella Chiesa di San Vincenzo a Modena.
Rapimento favorito dal mal funzionamento della telecamera di sorveglianza.
Nelle mie ultime escursioni umbre,sono andata a Spello ( uno dei borghi più belli d'Italia ),per visitare la Chiesa di Santa Maria Maggiore,ove si trovano alcuni magnifici dipinti del Pinturicchio ( 1454-1513 ),ammirabili alla modica cifra di 2 euro a persona!
Ed è impossibile non pensare al nostro patrimonio culturale;fragile strutturalmente,facile a chi voglia portarsi via qualche pezzo,vantaggioso per gli speculatori;eppure industria e cultura potrebbero camminare insieme*.
Ma una cosa mi ha stupito,anzi un posto.A Spoleto ( PG ),poco lontano dal cimitero monmentale,vi è un luogo dove regna un sacro silenzioso,dove poche persone vi si incamminano,dove veramente si ha la sensazione che il tempo non sia mai passato non è una banalità.E' la Basilica di San Salvatore.
Non bsogna essere religiosi per apprezzarla,né avere uno spiccato gusto artistico,perché lì abbiamo davanti la bellezza essenziale e molteplice dll'arte.




Si tratta di una basilica paleocristiana rinnovata dai Longobardi,ascrivibile ai secoli VII ( fine ) e VIII ( prima metà ),di probabile origine funeraria,dedicata inizialmente ai martiri Concordio e Senzia e che dopo vari cambi di nome è passata definitivamente,nel Novecento,il titolo di San Salvatore.
Ha tre navate,con presbiterio tripartito che,nella zona centrale è coperto da una struttura a volta su base ottagonale,modificata nella tipologia a lanternino in epoca post-rinascimentale.
Purtroppo della decorazione interna non rimangono che stucchi in contro facciata ed alcuni elementi nell'abside.
Nela nicchia centrale è dipinta una particolare croce gemmata,dalle cui braccia pendono delle catenelle con l'A e l' Ω.A sorreggere l'edificio si innalzano,come verso il cielo,le splendide colonne doriche nella navata e corinzie nel presbiterio.La chiesa presenta inoltre un consistente riutilizzo di spolia,ovvero materiale antico,
di diversa provenienza,quali colonne,basi,capitelli,conici.
Ma ciò che rende famosa,la basilica di San Salvatore è la sua ricchissima facciata.Le finestre,sormotate da frontoncini triangolari,quella centrale da un arco e il portale maggiore decorato a racemi,con fiori,rosoni e al centro la croce palmata,ormai simbolo della città.
Nel 2011 è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO.







E' una emozione grandissima il poter avanzare silenziosi,in questo posto,spoglio,abbandonato,consumato dai secoli,dove la luce che entra dalle finestre e la pietra lo rendono degno di rispetto e venerazione.
Ho pensato che si potrebbe ristrutturarla,ritrovarne i colori vivi della pavimentazione,delle pareti,gli intagli delle colonne...Ma no,in quel monumento solitario e distante,alberga la bellezza senza gli artifici umani.







* Questo pensiero l'ho letto nella Chiesa di San Ponziano a Spoleto.


Fonti :

" Sulle tracce dei Longobardi nel ducato di Spoleto "


foto ( C ) Alessandro Tommasi
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martedì 5 agosto 2014

" La Melodia di Vienna",Ernst Lothar Müller


"...una casa che è la casa d'Austria.Essa poggia sulle fondamenta eterne della natura umana,laddove essa è più vicina alla terra e al cielo.Per questo risorgerà dalle rovine come l'araba fenice."





Leggendo tra i vari blog che seguo*,mi sono imbattuta nella recensione di un romanzo dal titolo che mi ha affascinata subito : " La Melodia di Vienna ".Edito,recentemente,dalla casa editrice E/O," La Melodia di Vienna " fu pubblicata nel 1944,in America,col titolo originale " The Angel with the Trumpet " ,da Ernst Lothar Müller ( 1890-1974 ),scrittore ceco ma fervente " interprete dello spirito austriaco ",molto attivo nella vita culturale viennese,che nel 1938 ( durante l'occupazione nazista ),dovette lasciare per le sue origine ebraiche.Fu grande amico dello scrittore e biografo Stefan Zweig ( 1881-1942 ).
Uno scrittore e un romanzo poco conosciuti non solo in Italia,anche nell'Europa stessa, e abbastanza famosi in America,da ricevere consensi e applausi degni della grande letteratura.

Ambientato a Vienna,in un periodo storico che va dal 1888 al 1945,è la storia,o meglio le vicende della famiglia borghese degli Alt,arricchitasi attraverso la costruzione di pianoforti, famosi in tutto il mondo per la meravigliosa melodia che ne proviene,su cui hanno suonato Mozart e Beethoven.
Matrimoni,funerali,amori illeciti,assassini,speranze e rimorsi,tutto nella casa al n° 10 di Seilerstatte ( dove si innalza la statua di un angelo che suona la tromba all'ingresso del portone,quasi a proteggere la casa ),verrà influenzato dagli sconvolgimenti esterni; dagli ultimi anni di regno di Francesco Giuseppe,al richiamo alle armi della Grande Guerra,fino all'avvento del nazismo.
Tra i componenti della famiglia si ergono le figure di Henriette,donna del grande mondo,splendida e coraggiosa e Hans,non un eroe,ma un uomo innamorato del proprio paese,della cultura,della libertà e fiducioso del " risveglio " austriaco narcotizzato dalla violenza del regime.

E.Lothar


" La Melodia di Vienna ",quindi,non è altro che una dichiarazione d'amore all'Austria,come dice lo stesso autore nella postfazione :

" Di vero,in questo libro,c'è una cosa sola : l'Austria.L'incrollabile amore per questa terra.L'illimitata fiducia nel suo passato e nel suo futuro."

ripercorrendo l'enorme patrimonio culturale austriaco : Mozart,Hayden,Schubert,Mahler,Zweig,Freud, e le sue ombre : le follie della Belle Epoque,il fragile regno dell'imperatore,la morte dei suoi congiunti ( l'arciduca Rodolfo,l'imperatrice Elisabetta,Francesco Ferdinando ) che ne prevede la decadenza e il suo successivo crollo,l'impossibilità di vivere in un paese di popoli e culture diversi,come era allora l'impero austroungarico,la sua apparente forza sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale e il regime nazista che ne espelle il sentimento patriottico," una Vienna non più austriaca. "

" Le pietre colpirono anche l'angelo con la tromba.Cadde a terra.Solo il braccio che reggeva lo strumento rimase intatto.Rimase a sovrastare come sempre l'ingresso.Ma poiché mancava il sostegno del simpatico angelo paffuto,parve improvvisamente che annunciasse il Giudizio universale. "


Come " La Famiglia Karnowski " di Singer, " I Buddenbrook " di Mann o " La Saga dei Forsyte " di Galsworthy,o,recentemente il successo di " Downton Abbey ", la " Melodia di Vienna " merita di essere letta e conosciuta insieme al suo autore.






* " Ho un libro in testa "





Ebook :

"La Melodia di Vienna ",E.L.Muller,editore E/O